PIN-UP Stars, beachwear couture

Mi guardo intorno per osservare le tendenze e faccio esattamente il contrario

Lo afferma Jerry Tommolini, anima di PIN-UP STAR, brand italiano specializzato in beachware.

In realtà il Fondatore e Fashion Designer dell’azienda è un attento osservatore della realtà e sfrutta questa sua capacità per anticipare tendenze moda e introdurre nella sua produzione il meglio dei valori del Made in Italy.

Rispettare la tradizione nel solco dell’innovazione è la carta vincente.

Qualità delle materiali, lavorazioni artigianali e tecnologia all’avanguardia sono gli  asset su cui Jerry Tommolini ha lanciato la sua scommessa, ovvero dare al beachware la stessa dignità dell’haute couture.

Innanzitutto è stato pioniere nel realizzare costumi da bagno decorati a mano.

“Una squadra di dieci persone ogni giorno crea sinfonie di filati e colori per arrivare al prototipo desiderato, alla suggestione rappresentata sullo schizzo disegnato a mano

E così il costume diventa un vero e proprio gioiello da indossare: pietre dure, paillettes, cristalli Swarovski, e poi ricami, pizzi. Tutto concorre a creare capi unici.

All’artigianalità si affianca la modernità della progettazione ingegneristica che ha portato l’azienda a brevettare un tessuto dalla composizione alchemica, il “dainetto”, in grado di dare l’effetto suède ma di grande resistenza.

E così addio ai ferretti per avere un effetto push up, ma tutto è giocato sulla materia prima, sulla modellistica che ha decostruito le coppe mantenendo le prerogative di vestibilità, e anche sulla texture delle stampe che puntano a effetti tridimensionali che aiutano a valorizzare i punti forti e a camuffare le imperfezioni.

Abbiamo chiesto a Jerry Tommolini, americano di nascita e bolognese di adozione, di raccontarci della sua azienda, ma soprattutto della sua visione del sistema moda italiana.

“Siamo i primi, i numeri uno, il sistema funziona grazie agli italiani, al loro fattore X, però non abbiamo aiuti. Nessuno protegge il Made in Italy, si permette a tutti di fare un finto Made in Italy. Basta che una scarpa arrivi in Italia fatta nei paesi più sperduti, ma allacciata qui in Italia, e le si conferisce il Made in Italy. L’Italia non ha bisogno di grandi capacità, quanto piuttosto di onestà e di pulizia”.

Si vede qualcosa di davvero originale o è tutto un mix&match e richiami al passato?

Parliamo di originale oggi anche con riferimento al mix&Match se guardiamo la cosa da un’altra prospettiva: non è il prodotto in sé la novità, fermo restando che deve essere di qualità e frutto di un lavoro di ricerca; la differenza si gioca tutta nel modo di comunicare il prodotto stesso, nella definizione della sua identità e quindi nella corrispondenza con il pubblico cui ci si rivolge.

A quale pubblico parla PIN UP STAR?

Il nostro pubblico è l’alternativa al mercato. Sono donne che amano differenziarsi con eleganza, grinta e personalità. E più di tutte lo sono le curvy, le pin up appunto. Le donne con più curve sono quelle che in realtà sono più ‘in forma’ nella testa grazie alla loro grinta e alla loro sicurezza nel portare le loro rotondità.

Cosa è oggi il lusso?

Avere tempo e poter decidere liberamente del proprio tempo. Il tempo è il lusso. Per questo chi vuole posizionare il proprio brand nel mondo luxury, nell’haute couture deve puntare ad avere una propria identità, forte e riconoscibile dal un lato, che emozioni e comunichi dall’altro.

Il nostro brand cerca di perseguire questi obiettivi. Cerchiamo di fare le cose diverse dagli altri, non come gli altri e di essere driver nel nostro ambito di competenza. L’unicità è perseguire una propria strada e non seguire gli altri. Farsi seguire, non inseguire.

C’è quindi ancora spazio per l’Haute Couture o il Pret a Porter spadroneggerà fino a diventare l’unica possibile di scelta?

Il mondo è bello per chi vale. C’è spazio per tutto, ma la grande fetta è di fatto il Pret à Porter.

C’è ancora spazio per la creatività o tutto è dominato da logiche di business come per i grandi Brand guidati da holding internazionali?

C’è spazio alla creatività. Chi crea domina al mercato, ma è inevitabile dover fare i conti con le multinazionali che occupano un’importante fetta del mercato.

E per il futuro? Dove sarà il suo brand?

I mercati cambiano, tutto cambia, c’è emozione, per il futuro dobbiamo essere bravi a captare tutto quello che c’è nei mercati di nuovo.

Attualmente oltre al beachwear, Pin-Up Stars, i marchi Agogoa e Poisson d’Amour presentano una collezione di capi e accessori con lo stesso dna: provocante, sofisticato, ricco di personalità.

Dal 2010 ad oggi il nostro fatturato sta aumentando tra il 30 e il 40%, quindi credo che il fatto di poter realizzare quello che pensiamo sia la ricetta vincente.

Consiglio per i giovani che vogliono intraprendere la sua professione?

Fare moda in generale è l’obiettivo di molti, ma in realtà è un mestiere di ufficio, serio. Gli stilisti non hanno queste vite glamour come si pensa. Stanno in ufficio anche fino a tardi. Non è da inseguire a tutti i costi. Cercare di capire le proprie attitudini, non inseguire le passioni degli altri. Ognuno di noi ha un dono speciale, il segreto è capirlo e inseguirlo.

Quale è la Show Girl italiana che rispecchia la sua idea di donna PIN UP STAR?

Belén Rodriguez, Elena Santarelli, Elisabetta Gregoraci sono state nostre testimonial e quindi entrambe incarnano il nostro ideale di donna Pin Up ma a livello internazionale vorrei vestire Beyoncè.

 

 

 

 

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