“PERCHE’ PARLARE DI CONSULENZA IMMAGINE IN AZIENDA” – BUSINESS À PORTER – PUNTATA N. 7 – SECONDA PARTE

Ogni singolo dipendente, dall’Amministratore delegato all’addetto alla reception, è di fatto ambassador (inconsapevole o consapevole) della propria azienda. E lo diventa perché, come ho già espresso in una delle mie pillole di stile, ognuno di noi oggi è in fondo un personaggio pubblico con una forte esposizione sul web.

Che si tratti un profilo social o di un blog, sebbene si tratti di attività private, sono di fatto un veicolo per rappresentare noi stessi e tutto il nostro mondo, compresa la sfera professionale.

In questo nuovo scenario diventa fondamentale governare con attenzione il tema dell’immagine e avviare all’interno delle realtà aziendali dei programmi di formazione e informazione che spieghino al dipendente da un lato quanto è importante tenere in considerazione questo argomento dall’altro quali sono le azioni e gli strumenti utili per avere un look coerente con il contesto di lavoro che si rappresenta.

Vi faccio un esempio per dare concretezza a questo concetto.

Immaginate un Direttore marketing di un’azienda che vende prodotti ‘cruel free’. Parliamo di una figura che potrebbe essere esposta mediaticamente perché viene intervistata dai giornali, partecipa agli eventi.

Questa stessa persona, magari una donna, sul suo profilo personale pubblica delle sue foto in pelliccia.

Le scelte di stile e di look di questa persona stanno anche se indirettamente ledendo l’immagine della sua azienda e la sua stessa immagine, perché sta perdendo in credibilità e autorevolezza.

A monte qui c’è anche un problema di condivisione dei valori. Evidentemente questa professionista lavora in questa azienda non perchè sia un’animalista convinta, ma solo per lo stipendio di fine mese.

Ho fatto un esempio estremo per far capire quanto davvero l’immagine sia un’arma potente.

Sta a noi decidere come e se utilizzarla in modo efficace per lo sviluppo del nostro brand o essere vittime della nostra immagine perché sbagliata, poco credibile, incoerente.

Che si tratti di grande azienda o libero professionista il principio è lo stesso.

Il nostro aspetto racconta di noi, di chi siamo, del lavoro che facciamo.

Qui entriamo nel tema della prima impressione. Studi autorevoli hanno verificato che una persona genera la prima impressione rispetto al proprio interlocutore in 7 secondi.

Ci vogliono 7 mesi per fargli cambiare idea nel caso in cui non gli siate piaciuti.

Pensate se ciò accadesse a un commerciale che incontra dei potenziali clienti con l’obiettivo di stipulare contratti.

Il lavoro che svolgo all’interno dei contesti aziendali si propone di portare l’attenzione proprio su questi aspetti e aiutare i dipendenti a sviluppare una maggiore sensibilità verso i temi del personal branding, lo stile personale, la coerenza tra forma e sostanza, ovvero tra l’aspetto esteriore e il contenuto della nostra professione.

 

 

 

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