Chanel e Dior Haute Couture Fall/Winter 2026-2027: due giardini, due idee di donna

A un primo sguardo, le collezioni Haute Couture Fall/Winter 2026-2027 di Chanel e Dior sembrano raccontare una storia molto simile. Entrambe conducono lo spettatore all’interno di una natura ingigantita, artificiale e quasi fiabesca; entrambe trasformano fiori, foglie, rami e creature del bosco in superfici tessili, ricami e applicazioni; entrambe cercano una nuova leggerezza, costruendo abiti che si muovono insieme al corpo.

Eppure, osservandole con maggiore attenzione, si comprende che si tratta soltanto di una somiglianza apparente. Chanel e Dior partono dalla natura, ma arrivano a due immagini femminili profondamente diverse.

Due ambientazioni naturali, ma non la stessa natura

Il punto di contatto più evidente è certamente l’ambientazione.

Per Chanel, Matthieu Blazy trasforma il Grand Palais in un giardino fuori scala, popolato da fagioli rampicanti, steli giganteschi e fiori tanto grandi da risultare affascinanti e leggermente inquietanti. L’ispirazione nasce da un piccolo libro di fiabe trovato nell’appartamento di Gabrielle Chanel: la vita della fondatrice viene riletta come una personale versione di Jack e la pianta di fagioli, la storia di una donna partita da una condizione marginale e capace di raggiungere la vetta.

Quella di Chanel non è quindi una natura realistica. È un paesaggio narrativo, attraversato da riferimenti a Riccioli d’oro, Il gatto con gli stivali, Il brutto anatroccolo e Il meraviglioso mago di Oz. Fiori, uccelli, gazze, uova d’oro e piccoli animali si insinuano negli abiti e negli accessori, trasformando ogni look in un frammento di racconto.

Anche Dior costruisce un giardino fantastico, ma l’atmosfera è meno narrativa e più artistica. Jonathan Anderson guarda alle opere della scultrice americana Lynda Benglis e traduce nel linguaggio della couture i suoi processi di piegatura, annodatura, stratificazione e modellazione della materia. La natura di Dior non appartiene tanto alla fiaba quanto alla scultura: è organica, mutevole, quasi liquida.

Se Chanel ci conduce dentro un libro illustrato, Dior sembra portarci all’interno di un’installazione d’arte contemporanea.

La donna Chanel: tra fiaba, ironia e struttura

Nella collezione di Chanel la donna non si limita ad attraversare il giardino: sembra trasformarsi nelle sue creature.

In alcuni abiti le applicazioni, le piume e le passamanerie ricordano il piumaggio degli uccelli; in altri, le superfici si popolano di fiori, bacche, tralci e piccoli elementi preziosi. Le decorazioni non vogliono soltanto riprodurre la natura, ma darle una personalità, talvolta giocosa e talvolta quasi bizzarra.

La donna Chanel è quindi una figura in trasformazione, sospesa tra essere umano, animale e personaggio fiabesco. Tuttavia, anche nei momenti più fantasiosi, il corpo rimane spesso contenuto da una costruzione sartoriale ben riconoscibile.

È qui che emerge una delle principali differenze rispetto a Dior. Chanel alterna in maniera molto netta il lavoro del tailleur, legato alla struttura, a quello del flou, dedicato ai tessuti morbidi. La stessa maison evidenzia questa doppia anima: da una parte giacche in tweed, profili definiti e costruzioni sartoriali; dall’altra gonne in garza di lana pieghettate a mano, tessuti leggeri e ricami di fragole e alchechengi.

La fluidità esiste, ma viene spesso interrotta. A una gonna impalpabile può essere accostata una giacca più rigorosa; a una superficie trasparente si sovrappone un bordo marcato; alla leggerezza di un abito risponde la presenza geometrica del tweed.

Questa opposizione rende la collezione dinamica, ma anche più frammentata: la donna Chanel passa continuamente dalla disciplina del guardaroba alla libertà della fiaba.

Guarda la collezione

La donna Dior: fiore, stelo e materia in movimento

La donna Dior appare invece più intimamente fusa con la natura.

Non sembra indossare semplicemente un abito decorato con elementi floreali: sembra essere diventata essa stessa un fiore, un giunco, una foglia mossa dal vento. Le pieghe si moltiplicano, si aprono e si richiudono; i volumi si formano attraverso nodi, plissé, drappeggi e sovrapposizioni; le applicazioni floreali sembrano crescere direttamente dalla superficie del tessuto.

La collezione è stata costruita quasi interamente intorno alla “fisica della piega”, trasformando le suggestioni scultoree di Benglis in abiti che mantengono una sorprendente sensazione di leggerezza.

Anche quando il lavoro artigianale è estremamente complesso, Dior non restituisce quasi mai un’impressione di rigidità. La struttura esiste, naturalmente, ma viene assorbita dal movimento complessivo del capo. Non vediamo la costruzione: percepiamo l’onda, la torsione, la vibrazione della materia.

Se Chanel mette in scena il dialogo tra morbidezza e struttura, Dior cerca una continuità più armoniosa. Tutto sembra appartenere allo stesso movimento: il corpo, il tessuto, le decorazioni e persino gli accessori.

Guarda la collezione Dior

Fiori applicati, fiori costruiti

In entrambe le collezioni la natura viene ricreata attraverso un impressionante lavoro sulle superfici.

Ci sono fiori tagliati, scolpiti, ricamati e applicati; passamanerie che ricordano rami e rampicanti; frange che evocano petali, erbe e corolle; intrecci che trasformano il tessuto in una materia vegetale.

Tuttavia, anche in questo caso cambia l’intenzione.

In Chanel l’applicazione ha spesso una funzione illustrativa e narrativa. Il fiore, la farfalla, la gazza o il frutto possono essere riconosciuti come elementi di una storia. Persino i bottoni raccontano qualcosa: in uno dei look, nove bottoni gioiello rappresentano le diverse fasi della vita di un girasole, dal seme alla fioritura.

In Dior, invece, l’elemento naturale tende a perdere il suo significato letterale per diventare materia. Il fiore non viene soltanto rappresentato: viene scomposto in pieghe, volumi, frange e increspature. La natura è meno didascalica e più astratta.

Chanel racconta il giardino. Dior ne riproduce il movimento.

La questione della vestibilità quotidiana

Una parte importante della narrazione costruita intorno alla collezione Chanel riguarda la volontà di realizzare una couture destinata a donne vere, capaci di vivere e muoversi nei propri abiti.

Blazy ha dichiarato che l’Haute Couture di Chanel non deve essere soltanto una fiaba, ma deve parlare delle realtà e delle avventure quotidiane delle donne. La collezione comprende infatti cappotti nitidi, tuniche, pantaloni, completi e abiti relativamente essenziali, presentati anche attraverso un casting di donne di età differenti.

È un’affermazione condivisibile, ma soltanto in parte.

Alcuni look possono realmente essere trasferiti, almeno idealmente, in un guardaroba quotidiano di altissimo livello. Altri, caratterizzati da piumaggi, costruzioni scenografiche, ricami tridimensionali e accessori fiabeschi, appartengono pienamente alla dimensione spettacolare della couture.

Soprattutto, la portabilità non è una prerogativa esclusiva di Chanel.

Anche nella collezione Dior troviamo cappotti, completi, abiti lineari e silhouette che, separate dalla teatralità della sfilata, potrebbero essere indossate in occasioni reali. Jonathan Anderson ha più volte espresso il desiderio di rendere la cultura della couture più accessibile e comprensibile, non necessariamente dal punto di vista economico, ma come linguaggio capace di avvicinare un pubblico più ampio alla moda e al lavoro degli atelier.

Entrambe le maison, quindi, oscillano tra abito da vivere e abito da contemplare. Chanel forse dichiara questo intento in maniera più esplicita; Dior lo realizza attraverso una naturalezza che rende complessi anche i capi più elaborati senza farli apparire pesanti.

Scarpe e borse: Dior conquista il primo piano

Il confronto diventa particolarmente interessante osservando gli accessori.

Da Dior, scarpe e borse non sono semplici complementi, ma proseguono coerentemente il racconto della collezione. Le décolleté rivestite di rete trasparente e ricami floreali, le clutch decorate con grandi fiocchi plissé e le borse percorse da frange e superfici materiche riprendono pieghe, increspature e forme organiche degli abiti.

Particolarmente riuscite sono le borse nate dal dialogo con Lynda Benglis: clutch e Lady Dior vengono trasformate attraverso ventagli e superfici metalliche nei toni dell’argento, del rame e dell’oro. Tra i pezzi più sorprendenti compare anche una borsa-armadillo, al confine tra accessorio, animale e piccola scultura portatile.

È proprio questa capacità di sorprendere, senza interrompere l’armonia della collezione, a rendere gli accessori Dior così desiderabili.

Chanel rimane invece più legata ai propri codici storici. La scarpa bicolore con la punta scura continua a essere una presenza riconoscibile e rassicurante, anche quando viene reinterpretata attraverso dettagli fiabeschi. Alcuni tacchi diventano farfalle, uova d’oro o piccole scene narrative, mentre le borse assumono persino le forme di orsi addormentati e galline.

L’invenzione non manca, ma il risultato appare più didascalico: Chanel parte dall’icona e la decora; Dior sembra progettare l’accessorio insieme all’abito, come parte della stessa materia.

Beauty: il volto Dior completa meglio la collezione

Anche il beauty contribuisce a separare le due idee di donna.

Da Dior, il trucco curato da Peter Philips valorizza una pelle radiosa e tratti definiti con grande delicatezza. Il risultato accompagna la fluidità degli abiti senza competere con la ricchezza delle superfici.

Il volto non viene trasformato in una maschera: rimane luminoso, naturale, quasi umido, come se appartenesse allo stesso giardino dal quale sembrano provenire gli abiti. È un beauty che rende la donna presente e contemporanea, pur all’interno di una costruzione fortemente poetica.

In Chanel il trucco e l’hairstyling partecipano maggiormente al racconto fiabesco, con tocchi dorati, occhi più grafici e acconciature che in alcuni casi richiamano esplicitamente i personaggi delle storie, come i riccioli dorati ispirati a Riccioli d’oro.

Il risultato è coerente con l’ambientazione, ma meno universale. Chanel completa il personaggio; Dior lascia emergere maggiormente la donna.

Due femminilità solo apparentemente vicine

Alla fine, Chanel e Dior sembrano partire dallo stesso punto: una natura fantastica, l’artigianalità degli atelier, la ricerca della leggerezza e il desiderio di restituire movimento all’abito.

Ma la direzione è differente.

La donna Chanel è concreta e fantastica nello stesso momento. Può avere le mani nelle tasche, indossare una giacca precisa e portare con sé una borsa a forma di animale. È una donna che entra nella fiaba senza rinunciare al proprio guardaroba, ma che continua a muoversi tra due poli distinti: struttura e morbidezza, quotidianità e spettacolo, codice storico e ironia.

La donna Dior è più metamorfica. Non entra nel giardino: diventa parte del giardino. Il suo corpo si prolunga nelle pieghe, nei fiocchi, nelle frange e nelle applicazioni. La complessità progettuale non si traduce in rigidità, ma in una morbidezza continua, quasi naturale.

Chanel racconta una donna che indossa la fiaba.

Dior racconta una donna che si trasforma nella fiaba.

Ed è forse proprio questa la differenza più importante tra due collezioni che, osservate velocemente, sembrano vicinissime, ma che in realtà esprimono due modi opposti di intendere la couture: per Chanel è un racconto che accompagna la vita quotidiana; per Dior è una materia viva, capace di trasformare il corpo senza mai imprigionarlo.

| Filed under Fashion Trends

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *