Moda Green: trend del momento o consapevolezza del futuro?

Non c’è dubbio: i temi del green, dell’ecologia e dell’eco-sostenibilità stanno diventando sempre più protagonista del nostro quotidiano, stanno smuovendo coscienze e movimenti d’opinione, sta spingendo tutti noi a riconsiderare il nostro modo di vivere e di consumare.

Il vero paradosso è che questa ‘rinnovata’ consapevolezza della gravità del problema ambiente sia stata sollecitata da una ragazza di 16 di nome Greta Tumberg.

E’ un argomento che ha un impatto impercettibile in ogni momento della nostra giornata, da quanta acqua sprechiamo quando ci laviamo i denti la mattina a quanti led lasciamo accesi durante la notte…

Ogni ambito professionale viene coinvolto e ogni settore industriale ovviamente. E la moda – proprio per il suo altissimo impatto mediatico – è più di tutti è sotto le luci dei riflettori.

Il mondo del fashion è interessato da anni ormai dalla diatriba tra chi sostiene la necessità di riconsiderare in ottica green i processi produttivi e la provenienza delle materie prime, tessuti in primis, e chi invece continua a produrre incurante dell’impatto ambientale, oltre che sociale e umano.

Qualcosa però sta decisamente cambiando e, se in tutto il mondo ormai si manifesta contro il cambiamento climatico e per la salvaguardia della nostra vita e della nostra salute, anche nella moda si stanno facendo grandi passi in avanti nel tentativo di abbracciare, anche nel fashion, un’ottica sempre più sostenibile.

Ma che cos’è veramente la cosiddetta “Moda Green”?

L’industria della moda contribuisce, con i suoi cicli produttivi altamente energetici, per circa il 10% alla produzione globale di gas serra: presa coscienza di questa verità, si sta cercando di ridurre al minimo le emissioni di carbonio, in modo da limitare quanto più possibile di contribuire al riscaldamento del pianeta. Non solo, in ottica di sprechi, l’industria della moda è nell’occhio del ciclone per l’enorme dispendio di risorse preziose, nonché in rischioso esaurimento.

Un esempio su tutti? L’acqua: per produrre un solo paio di jeans vengono impiegati fino a 10mila litri d’acqua, senza contare che gli abiti dismessi vengono gettati o inceneriti per circa l’80% mentre potrebbero invece essere riutilizzati.

Per questo sono sempre di più le imprese moda, ma anche i grandi brand, le maison e le catene di fast fashion, che stanno abbracciando una moda più sostenibile, in grado cioè di puntare su 3 capisaldi:

  • Ridurre gli sprechi
  • Riciclare e riutilizzare le risorse
  • Applicare un’economia circolare che tenga conto delle peculiarità del settore e le renda dei punti di forza.

La moda green dunque nasce da una reale esigenza, ormai riconosciuta da tutti in maniera più o meno dichiarata: non è un caso infatti che grandi catene come H&M e Ovs, ma anche brand come Stella McCartney, si stiano impegnando nel cosidetto Upcycling Fashion e nell’impiego di tessuti come il biocotone o prodotti con fibre di bambù e altri vegetali. Materie prime che, nella maggioranza dei casi, provengono da coltivazioni a loro volta sostenibili, quindi rispettose dell’ambiente e a ridotto spreco energetico.

Sono tante le iniziative in questo senso: proprio qualche giorno fa si è tenuta la prima edizione del Circular Fashion Summit, un evento in cui sono stati trattati tre temi portanti, il fashion, la tecnologia e la sostenibilità, e che ha visto coinvolte grandi aziende del tessile e della moda, come Kering e Adidas.

Da questo talk sono emerse iniziative davvero interessanti come quella di Andrea Rosso, founder di Myar, un brand che ha preso le divise militare dei decenni passati e le ha cucite insieme e riassemblate dandogli una nuove vita. Oppure il progetto di Sensai, di riciclare 1000 sneakers dalla plastica degli oceani per regalarle ai bambini di Kabul.

Iniziative alle quali si affianca quella di Oviesse che ha deciso di puntare tutto sul cotone 100% sostenibile per le sue collezioni a partire dal 2020, cercando di ridurre in modo drastico l’impatto ambientale.

Oppure come quella di Ralph Lauren che, in occasione della Giornata della Terra, ha presentato l’Earth Polo, la sua prima maglietta polo realizzata con bottiglie di plastica riciclate dagli oceani, tinta attraverso un processo che riduce l’utilizzo di acqua.

Sono tanti i brand, le aziende e le multinazionali del fashion che si stanno impegnando nell’abbracciare una moda green, nel ripulire i loro processi produttivi dagli sprechi e nell’adottare una moda che impieghi materie prime coltivate in modo sostenibile, cambiando di fatto anche il volto delle loro collezioni.

La moda dunque sta cambiando, così come sta cambiando il nostro pianeta: l’esigenza di fare qualcosa di concreto ha ormai investito ogni settore, moda compresa, perché si è sempre più consapevoli ormai di quali sono le azioni che impattano negativamente sul clima e sulla salute della Terra e non si può più fare finta di niente.

Per questo a Dicembre 2018, in Polonia, è stata anche varata la Carta della Moda Sostenibile: 40 grandi gruppi e aziende di moda, tra cui H&M, Kering, Inditex, Adidas, Burberry e molti altri, si sono impegnate a decarbonizzare le fasi di produzione, scegliere materiali sostenibili per le loro collezioni, utilizzare trasporti a basse emissioni di carbonio e, cosa fondamentale, impegnarsi in prima linea nella delicata fase di sensibilizzazione dei consumatori.

L’idea di mobilitare la moda e i suoi protagonisti nella lotta al cambiamento climatico ha anche dato vita a movimenti concreti come il Fashion4Climate, che collabora con i trendsetter di settore per promuovere la cultura dei capi sostenibili.

Nel 2017 è stato anche istituito un premio, il Green Carpet Fashion Awards, una sorta di Oscar della Moda Sostenibile che vede protagonisti ogni anno i brand o gli stilisti che si sono impegnati in maniera più concreta nella produzione di collezioni sostenibili e a basso impatto energetico.

Quest’anno, tra i premiati durante la cerimonia tenutasi il 22 Settembre al Teatro alla Scala, c’è stato anche Valentino Garavani che ha ricevuto il prestigioso Legacy Award dalle mani di Sofia Loren.

Ma al di là dei premi, dei green carpet e delle carte internazionali, cosa cambia davvero per noi consumatori?

Innanzitutto diamo per scontato che a tutti noi stia a cuore la salute del pianeta in cui viviamo e che abbiamo il dovere di lasciare in condizioni migliori di quelle attuali alle generazioni future. Che ricordiamolo, comprendono anche i nostri figli.

Dunque sapere che la moda fa qualcosa di concreto per raggiungere questo obiettivo e ci dà l’opportunità di indossare capi che sappiamo essere il frutto di una produzione sostenibile ed etica, è già una gran cosa.

Inoltre ricordiamoci che indossare capi realizzati con materie prime naturali, coltivate con bassa o nulla emissione di gas, con l’impiego di materiali di qualità e senza elementi inquinanti, giova anche alla nostra salute e alla nostra pelle.

Indossare un tessuto come un lino o un cotone bio regala una sensazione di benessere tangibile, oltre che morale.

Insomma, che il futuro della moda sia quello green, non può che renderci felici.

 

 

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