Downton Abbey: affresco di un bellissimo tempo che fu

La serie TV debutta la cinema ed entra di fatto nel novero dei film che propongono ricostruzioni storiche in modo impeccabile restituendo uno spaccato dell’epoca anche dal punto di vista della moda.

Ma cerchiamo di capire esattamente a quale momento del nostro passato si ispira il film.

Siamo a cavallo degli anno ‘10/’20, esattamente è ambientato fra il 1912 e il 1926. Un periodo che accompagna la società dalle luci sfavillanti della belle epoque al primo conflitto mondiale, quindi da una moda molto ricca, caratterizzata da lustrini, paillettes, piume e frange a una moda che subisce non solo delle restrizioni economiche dettate dalla guerra, ma anche le influenze di movimenti di pensiero come il futurismo o il costruttivismo che promuovevano un abbigliamento più semplice e funzionale alla vita di tutti i giorni.

anna robbins
Anna Robbins

Quasi fosse un segno del destino proprio oggi ho iniziato il mio corso di Storia della Moda per una classe di futuri fashion stylist e proprio oggi ho proposto loro una panoramica della moda del secolo scorso citando uno degli stilisti cui si ispira la costumista di Downton Abbey, Anna Robbins, il geniale Mariano Fortuny (peraltro fino al 24 novembre a Venezia è in corso una mostra che mette in esposizione le sue creazioni).

Il meraviglioso vestito blu di Prussia indossato da Lady Mary è un esplicito tributo al Delphos di Fortuny e alla sua plissettatura, retaggio di una moda ancora elitaria, aristocratica, lussuosa.

Allo stesso tempo il caschetto di Mary racconta dei primi segnali di emancipazione della donna, quindi della moda, e rimanda immediatamente al bob di colei che ha incarnato lo spirito della rivoluzione femminista dell’epoca, la flapper Louise Brooks.

Sulla spinta di esigenze di vita più pratiche – durante il conflitto le donne a

Louise Brooks

ndavano a lavorare al posto degli uomini, guidavano, andavano in bicicletta – il numero di cambi di abito durante la giornata si riduce rispetto a un passato dove per ogni momento della giornata era previsto un preciso dress code. Gli stessi indumenti si semplificano nelle fogge per essere indossati velocemente ed essere comodi. E’ proprio in questo momento storico che Coco Chanel accorcia gli orli delle gonne, semplifica le linee e afferma che basta un solo vestito per affrontare le diverse situazioni della giornata.

Camille Clifford icona delle Gibson Girls

Anche il beauty subisce lo stesso destino. Tagliare i capelli era senz’altro segnale di un ‘taglio’ netto con le lunghe chiome ottocentesche o delle Gibson Girl di inizio secolo, ma era anche legato al bisogno di gestire velocemente l’acconciatura e, perché no, a una questione igienica come sottolineano i futuristi.

Nel film sembra che la protagonista del film Lady Mary abbia il compito di traghettare gli spettatori tra le due epoche perché la vediamo appunto elegantissima e molto femminile nel suo abito da sera, ma in un’altra scena diventa icona della donna moderna, anche un po’ androgina,  con un outfit composto da gilet in tweed e cravatta.

Tutti i personaggi di Downton Abbey meriterebbero un approfondimento parlando di look perché ognuno offre una sfaccettatura di un tempo affascinante, dove la creatività degli stilisti/artisti da un lato e la spinta della modernità dall’altro hanno impresso e imposto mode e modi che ancora oggi vengono puntualmente riproposti non solo sulle passerelle ma anche in altri contesti come il mondo del design o della gioielleria.

Un cameo va dedicato a questo proposito alla la “Vladimir tiara” del 1867 indossata nel film dalla regina Mary, moglie di Giorgio V e madre dell’attuale regina Elisabetta. Anche per la scelta degli accessori la Robbins ha effettuato degli studi approfonditi che permettessero di riprodurre fedelmente i pezzi originali.

Davvero non si ha idea di quanto lavoro c’è dietro a un film storico. Io ho avuto modo di vivere direttamente questa esperienza quando lavoravo in teatro.

C’è una ricerca maniacale per ogni singolo oggetto di scena, spesso si cerca di recuperare pezzi originali da antiquari o mercatini (e qui di deve avere una grande competenza per non prendere fregature), più spesso si riproducono, ma non per questo c’è meno lavoro.

Penso per esempio ai meravigliosi gioielli realizzati da Corbella per le opere rappresentate alla Teatro alla Scala di Milano, dei veri capolavori!

 

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