Inno al nero. Chi ha detto che il nero non comunica?

Chi ha deciso che il nero è un colore che esprime la negatività, il male, il buio.

Come spesso accade anche questi appellativi altro non sono che una convenzione.

Tanto quanto utilizzare i crisantemi come fiori nei funerali, qui in Italia. Perché – come sapete – altrove è il suo significato è gioia, vitalità.

Il bianco esiste perché c’è il nero.

E vorrei tanto conoscere chi ha deciso che il bianco deve essere sinonimo di vita e quindi il nero di morte.

Personalmente, ad esempio, vale il contrario. I volti pallidi sono funerei. Il nero è forza, il bianco debolezza.

E anzi da un punto di vista socio-culturale sposo la posizione di chi utilizza il nero come forma di comunicazione anticonvenzionale, per manifestare la volontà di andare contro la massa e non voler seguire le linee guida dettate dalla società per percorrere invece la strada della propria volontà.

Il nero è rivoluzionario 🙂

Spesso leggo articoli dove vengono fatte vere e proprie crociate contro il nero.

Mie colleghe Consulenti di Immagine sostengono quanto questo colore sia l’abnegazione della personalità.

Perché?

Io promuovo l’inno al nero, che sebbene non venga considerato un vero e proprio colore, di fatto esiste nel mondo, eccome.

Certamente non si deve abusarne.

Stringendo l’argomentazione al tema dello stile sono io la prima a dire alle clienti che un armadio pieno di vestiti tutti neri non è opportuno.

Introdurre il colore nel proprio abbigliamento è importante perché davvero aiuta a valorizzare la nostra persona, ma se ci sono individui che amano questo colore, lo indossano con fierezza, esprimo così la loro identità non capisco perché indurli a escluderlo.

Quando lavoravo nel mondo del marketing e della comunicazione una delle frasi che spesso si ripeteva tra colleghi è ‘un’azienda comunica anche quando non comunica’.

Quando ci capitava di relazionarsi con un brand che non investiva in comunicazione analizzavamo quale fosse la sua reputazione presso il pubblico.

Puntualmente si scopriva che gli utenti si erano fatti lo stesso un’idea dell’azienda che ci fosse dietro perché al di là di quelli che potevano essere i messaggi di comunicazione guidati dal brand, la sua immagine arrivava ugualmente forte all’interlocutore.

Che poi questa immagine fosse coerente con i valori del brand è altra storia.

La comunicazione, se gestita bene, dovrebbe servire proprio a instaurare un dialogo con i propri target che si fonda su etica, trasparenza, sostanza.

Torniamo al nostro mondo.

Se vale l’affermazione di prima non è vero che se indosso il nero non comunico.

Perché di fatto sto affermando una mia precisa idea e volontà di esprimerla.

Il nero è mistero, seduzione, eleganza. Viene associato a qualcosa di raro, unico, prezioso.

Pensate al diamante nero, alla rosa nera, le farfalle nere con le ali che sembrano velluto, i gatti neri con il loro pelo lucente. Possiamo affermare che non siano cose meravigliose?

E se così non fosse allora, scusate, ma perché celebrare il fascino del tubino nero di Chanel o di Audrey Hepburn in Colazione da Tiffany?

Quando nel mese di ottobre del 1926 per la prima volta fa capolino sulle pagine del “Vogue” americano, il little black dress, ha il potere sovversivo di una rivolta. E’ l’affermazione della raffinatezza espressa per sottrazione, ovvero l’eliminazione delle ridondanze degli abiti da sera utilizzati fino ad allora.

Il nero oggi è semplicemente un colore che va gestito con molta sapienza.

Certamente c’è a chi sta malissimo, così come a me (che sono un inverno puro) non donerebbe affatto l’arancione. Ma qui entriamo nell’ambio dell’analisi del colore tipica di ogni Consulenza di Immagine finalizzata a comprendere quali sono i nostri colori amici o nemici.

Soprattutto il nero può generare due effetti: dare moltissima personalità o renderti anonimo.

Non è il colore in sé che scaturisce questo risultato, siamo noi.

Chi ha personalità e veste di nero la potenzia ulteriormente.

Chi non c’è l’ha viene ucciso del tutto dal nero. Allora sì che è morte, buio, oblio.

Per queste persone il nero è una sorta di angolo in cui rifugiarsi per nascondersi del tutto. Per mimetizzarsi. E’ pensare di acquisire sicurezza attraverso un colore dove di fatto sicurezza non c’è, dentro di voi.

Se il bianco è la pagina vergine sulla quale scrivere la nostra storia, è col nero dell’inchiostro che questa storia rimarrà per sempre immortale.

Se amate il nero non abbiate paura a indossarlo ma allora prendete forza da questo colore per riscoprire i vostri talenti, le vostre potenzialità e su queste fondare una sicurezza utile ad afforntare il mondo e non rischire di perdervici diventando nessuno.

Mettiamolo nero su bianco! 🙂

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