Rocco P: il vero Made in Italy per calzature esclusive

Si parla spesso di accessori come complemento fondamentale di ogni look: una scarpa, una cintura, un bijoux, una borsa possono fare davvero la differenza e delineare i caratteri fondamentali del proprio stile. Ma la verità è che non tutti gli accessori sono uguali: molti di loro, quelli che vengono realizzati con una precisa filosofia stilistica e creativa alla base, brillano di luce propria, consapevoli di essere portatori non solo una note di stile, ma di un vero e proprio modo di essere.

Per questo Rocco P. mi ha colpita fin da subito: le sue calzature non sono solo pezzi unici, rappresentazione del vero lusso, quello della tradizione italiana, dell’artigianalità e del fatto a mano, ma sono anche portatrici di una cultura della moda più vasta.

Rocco P: 50 anni di esperienza nel mondo delle calzature

Con alle spalle ben 50 anni di esperienza nel settore, il brand Rocco P. è dedicato infatti a chi ama il vero stile italiano di nicchia, quello che ha rischiato di sparire cancellato dalle logiche delle multinazionali e dell’esternalizzazioni aziendali, ma che ancor di più assume un ruolo di rilievo per chi ha voluto portarne avanti la tradizione sul suolo italico.

Quello che caratterizza maggiormente queste calzature eleganti e dallo stile inconfondibile è la loro unicità che le pone al di fuori delle proposte fashion di massa, garantendo un appeal sofisticato, l’unico che può essere chiamato il vero lusso del mondo Made in Italy.

Rocco P. il lusso dei dettagli e l’unicità del brand

La scelta è davvero vasta: le collezioni Rocco P. sono tutte bellissime e racchiudono tanti diversi modelli, sia per uomo che per donna: dagli stivali cuissardes agli ankle boots, dalla stringata bassa allacciata di stile maschile al mocassino in pelle di altissima qualità fino al tronchetto con il tacco realizzato in diversi pellami trattati a mano, per ottenere delle texture all’avanguardia.

Per le scarpe da uomo, Rocco P. propone diverse varietà di francesine stile Oxford, anfibi in pellami morbidi, nonché le derby con i fondi in cuoio massiccio o in gomma Extralight resistente all’acqua. E’ questo il vero lusso del brand, il suo punto di forza.

Non è il lusso costoso, bensì è quel lusso che sa di tradizione, di cura dei dettagli, di una scelta accurata e soppesata di ogni singolo materiale o elemento.

Alla storia del brand si affianca anche la grande cultura stilistica di Rocco P. che sa bene cosa voglia dire al giorno d’oggi puntare sull’unicità dell’artigianato e che ha le idee molto chiare circa il proprio brand e la propria mission.

Ecco cosa mi ha raccontato.

Cosa pensa del sistema moda Italia?

Il mio pensiero varia se per Moda intendiamo tutto ciò che fa tendenza o è legato al Costume. Pierre Cardin nei primi anni ‘80, periodo coincidente con l’entrata in scena  di una miriade di stilisti “soprattutto italiani”, lanciò un messaggio al mondo interessato proclamando una frase molto provocatoria: LA MODA E’ MORTA.

Analizzando oggi quelle parole, con un’esperienza di 35 anni acquisita nel settore, ritengo si riferisse al cosiddetto “Fashion System” che si apprestava a subire un rapido processo di metamorfosi, ed aveva indotto lo stilista a fare delle riflessioni sul concetto di “Bellezza” che da “Timeless” (come dovrebbe essere), si apprestava a divenire inseguitrice dei “Trends”, destinati a durare brevi lassi di tempo.

L’Italia e quindi le firme italiane – anche del mondo della pelletteria – hanno ancora un peso a livello internazionale?

Le grandi firme Italiane hanno ancora un grande peso, anche se la maggior parte di esse diventa molto difficile considerarle ancora Italiane, visto che sono diventate di proprietà di Holdings straniere: francesi, arabe, americane, russe e via dicendo.

La moda oggi può ancora definirsi driver di tendenze come è accaduto nel passato?

La moda oggi è, ancor più che ai tempi della famosa frase pronunciata da Cardin, legata ai processi di industrializzazione ed al filone dei trend, che durano poco ed introducono spesso sul mercato sempre più prodotti senz’anima, sempre meno riconoscibili, destinati a feroci, veloci e spesso inutili consumi. Un po’ come succede nel mondo della musica. Nella maggior parte dei casi non si va più alla ricerca di talenti: le case di produzione musicale se ne guardano bene e cercano di evitarli se casualmente ci si imbattono. Non fanno bene alla produzione musicale, in quanto rischiano di durare troppo per via che il talento spesso si autocelebra sfruttando la potenza della propria personalità e del proprio pensiero. Il malcapitato del talent show invece è facilmente malleabile, lo si fotografa spesso, lo si fa partecipare alle trasmissioni televisive più svariate, gli si fa vivere un sogno sotto ai riflettori, e poi alla scadenza si passa al prossimo. Poco importa se una volta spenti i riflettori  chi ha subito tutto ciò è costretto a ricorrere alle cure dello psicanalista. The show must go on.

Si vede qualcosa di davvero originale o è tutto mix and match e richiamo al passato?

Se deve durare poco, non importa cosa si produce, non si può andare per il sottile, mix&match, è molto più facile, più industrializzabile e non richiede una grande personalità nel concepirlo. Se non risulta riconoscibile……poco importa.

C’è ancora spazio per la creatività o tutto è dominato da logiche di business come per i grandi brand guidati da holding internazionali?

C’è secondo me in atto da tempo soprattutto verso le nuove generazioni, una campagna occulta di diseducazione nei confronti dell’eleganza, dello stile quindi del concetto di bellezza stesso, che rientra a mio modesto avviso nei piani delle grandi holdings di uniformare e massificare il più possibile.”Bilderberg” 

C’è ancora spazio per l’haute couture o il pret a porter spadroneggerà fino a diventare l’unica possibile di scelta?

Non ho mai amato il prèt à porter. Rientra credo nei concetti che ho espresso nei punti precedenti. E’ frutto della velocità dei tempi che stiamo vivendo. Spero in un’inversione di tendenza che riporti tutti ad essere un po’ più meditativi. C’è da fare un gran lavoro sulla formazione delle nuove generazioni.

E l’artigianalità?

L’artigianalità è legata alla parola ed al concetto stesso di arte: potranno boicottarla, ostacolarla, ma mai ammaestrarla a fini industriali. L’Artigianalità sarà sempre “La Voce del Coro” mai una voce nel coro.

Cos’è il lusso oggi?

Ciò che non si ripete.

Come ritagliarsi un proprio spazio? Quale è il fattore di diversificazione e unicità per essere conosciuti e riconosciuti?

Ritagliarsi il proprio spazio vuol dire creare delle soluzioni che creano emozioni. E’ il prodotto che sceglie te e non viceversa. Quando ciò non avviene, comunicare direttamente ciò che si è fatto, cercando di infondere l’idea di unicità (che e’ lusso), senza tempo.

Cosa offre di unico il suo brand?

L’anti-trend.

Qual è il principio al quale si ispira? 

Individualismo inteso non come personalismo: d’altronde ho sempre avuto un certo disprezzo per le masse.

Qual è il suo target?

Non e’ una questione di target se il messaggio che si trasmette viene recepito. Come “lusso”, non vuol dire  per forza di cose “costoso”.

Più che di target quindi parlerei di soggetti interessati o già amanti di ciò che propongo. Sono coloro che cercano di farsi riconoscere evidenziando la propria personalità evitando di sfoggiare loghi.

Cosa vogliono i consumatori oggi?

I miei l’esclusività, in generale vogliono un brand dietro al quale nascondersi e, possibilmente, più comune a tutti possibile, in modo da poter rivendicare l’appartenenza ad un branco, confondendosi nel branco stesso.

Aneddoti da raccontare?

Per non smarrirsi nel mondo delle illusioni è necessario non perdere mai di vista il necessario.

E per il futuro? Dove sarà il suo brand?

Non ho mai avuto mire espansionistiche, desidero soltanto continuare a lavorare con l’assoluta libertà creativa con cui ho sempre lavorato e sulla quale ho impostato tutto il mio lavoro, per poter continuare, supportare ed emozionare il mio pubblico.

Consiglio per i giovani che vogliono intraprendere la sua professione? 

A chi volesse intraprendere il mio stesso lavoro consiglierei di farlo partendo dal presupposto di considerare la scarpa, non come un buco per il piede, ne come un mero accessorio, ma come componente fondamentale di uno stile. Così facendo si compone un discorso inverso di quello che la maggior parte delle persone e’ abituata a fare, e cioè acquistare un abito per poi abbinarci una scarpa. Niente di più sbagliato!!!!

Prima la scarpa e poi……..tutto il resto.

 

 

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