Viva il cappello: accessorio di stile e personalità

Mia nonna diceva: “Una vera signora non esce mai senza guanti e cappello

Così devono pensarla anche gli organizzatori di “Il cappello un accessorio necessario”, mostra che si è conclusa lo scorso 5 dicembre presso il Museo del tessile e della tradizione industriale di Busto Arsizio.

La mostra ha proposto giornate ricche, dense di laboratori, conferenze ed eventi per ripercorrere la storia di un accessorio che ha sempre avuto un ruolo importante nella storia e, dopo un periodo di oblio, sta riconquistando un posto di rilievo negli armadio delle donne.

Gli ultimi cinquantanni infatti è stato utilizzato prevalentemente per la sua funzione, ovvero proteggere dal freddo, ma non ha avuto una precisa identità, rappresentativa di uno stile, di uno status, della personalità della persona che lo indossa.

Oggi invece, complice una ritrovata passione per il vintage che ha portato molte di noi a scovare vecchi modelli di turbanti o cloche, ecco che di n
uovo completare un outfit con un cappello è assolutamente consigliato!

La mostra si è conclusa con una Lexio Magistralis dal titolo Abiti e cappelli alla moda nei primi decenni del XX sec, sull’evoluzione del cappello femminile dalla Belle Epoque alla seconda Guerra mondiale a cura di Stefanella Sposito, autrice peraltro dell’opera  “Il racconto della Moda, dalla preistoria ai giorni nostri” (Edizioni Ikon).

Ripercorrendo i decenni che hanno segnato il primo quarto di secolo del ‘900, la scrittrice ha ricordato i principali eventi storici e culturali indissolubilmente legati al cappello; un percorso attraverso i cambiamenti del ruolo femminile nella società e con esso del senso estetico e del concetto di stile.

Ascoltandola non si può non riflettere su quanto poco frivolo e superficiale sia in verità l’argomento.

Infatti a partire dai cambiamenti apportati ai modelli dei cappelli si rileva i profondi cambiamenti socio-culturali che manifestano la conquista o, al contrario, la perdita, dei diritti e delle libertà politiche, sessuali e lavorative delle donne di ogni specifica epoca.

I cappelli parlano di noi insomma  e non sono solo espressione del nostro carattere ma del nostro vissuto.

Sorge quindi spontaneo domandarsi per quale motivo la donna moderna abbia relegato questo meraviglioso mezzo di comunicazione diretta – bilanciando ad esempio una silhouette – e indiretta – indirizzando un preciso messaggio in base al modello indossato – in un angolo.

Una delle motivazioni più addotte dalle donne – sostiene la Sposito – è di avere una forma del viso poco adatta, ma questa affermazione viene smentita proprio durante i laboratori allestiti all’interno della mostra.

Qui alcuni artisti e stilisti del cappello hanno dimostrato che non c’è viso cui non si possa abbinare un cappello. L’importante è trovare il modello giusto.

Va da sé che l’approccio all’acquisto di questo accessorio debba uscire dalle logiche del mass market e debba tornare a una dimensione tailor made che confeziona un capo su misura.

Nessun altro indumento o accessorio è così personale come il cappello che deve incorniciare un viso.

E ce lo confermano due professionisti come Dario Quintavalle e Monia Rossato, entrambi presenti alla mostra con un proprio stand e laboratorio.

Il primo, stilista bolognese e creatore dell’azienda “Rub and Dub”, si occupa di cappelli dal 1985 e ha firmato la collezione haute couture di Borsalino dal 2000 al 2008. Chiamato ‘Il cappellaio magico’ dagli addetti del settore oggi realizza cappelli per le più grandi firme della moda che sfilano sulle passerelle internazionali.

Monia, artista veneziana definita “La moderna Impiraressa” (dal nome delle donne veneziane che in epoche  antiche si trovavano
in piazza a lavorare con le perle), trae ispirazione dalla Belle Epoque per cerare pezzi unici e originali.

Affascinata dal lavoro di entrambi, li ho contattati per una breve intervista.

Dario da dove è nata la tua passione e come è diventata una professione?

Ho sempre respirato un’atmosfera creativa. Madre sarta con spiccate qualità stilistiche, vivevo in un ambiente ricco di colore ed ispirazione.

In seguito, ho frequentato il DAMS a Bologna. La magia del teatro mi attraeva, ma al tempo stesso coglievo l’importanza fondamentale dei costumi e degli accessori nel definire la personalità dei personaggi.

Quali sono i materiali che prediligi e come nascono le tue creazioni?

Tutti i materiali che si possono scolpire….i feltri, la paglia, i velluti nel quale inserire fil di ferro da  modisteria. Essendo un oggetto tridimensionale, non c’è un disegno, ma una prova continua durante la lavorazione, sino ad ottenere l’architettura desiderata.

Qual è la più grande soddisfazione che ricavi nel creare il giusto cappello per la tua cliente?

Il sottile sospiro di piacere di una donna che si sente valorizzata quando si guarda nello specchio. Un’espressione che si rivela quasi inconsciamente, ma modifica in maniera percepibile il modo di vivere se stesse e presentarsi al mondo. E’ davvero bello essere in grado di crearlo.

∼∼∼

Monia Rossato è la splendida testimonial delle proprie creazioni. Una bellezza estremamente moderna, con un’aura antica, come la sua anima, legata fortemente a Venezia e alla sua storia.

Monia le tue creazioni sono davvero molto particolari, quasi dei gioielli per il capo, da chi hai appreso la tua arte?

Sono autodidatta. Una precedente carriera nella danza, come molte donne mi sono ritrovata a cercare una svolta dopo una maternità che mi aveva rivoluzionato la vita.

Da sempre molto legata alla mia splendida città, ho riscoperto il piacere della manualità proprio grazie alla mia bimba, che frequenta la scuola Steineriana.

Le impiraresse veneziane erano donne che a fine ‘800 si occupavano di infilare perle, dette conterie, prodotte sull’isola di Murano.

Amo essere considerata una moderna erede di questa antica e preziosa arte.

Quale tipo di donna indossa le tue creazioni?

Ho una clientela di nicchia, ma eterogenea ed appassionata. Chiaramente una donna che cerca un’espressione di stile ed eleganza, come era consuetudine negli anni ’30/’50….epoca dalla quale traggo ispirazione e durante la quale le donne erano particolarmente curate e molto leganti.

Le impiraresse veneziane erano donne che a fine ‘800 si occupavano di infilare perle, dette conterie, prodotte sull’isola di Murano. Amo essere considerata una moderna erede di questa antica e preziosa arte.

Ti occupi anche di spose?

Sì, assolutamente. Collaboro con atelier e wedding planner, creando modelli unici e personalizzati, qualità che le spose di oggi apprezzano molto.

Dove si possono ammirare le tue opere?

Ho un sito che utilizzo prevalentemente come vetrina, Le donne di casanova.com e poi Facebook ed Instagram.

Grazie a Silvia Pessino per il prezioso contributo alla scrittura di questo articolo.

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