Pommes de Claire: immensamente contenuta, estremamente stravagante!

Oggi vi parlo di Chiara Salvioli, fondatrice di Pommes de Claire e mano che firma tutte le creazioni del marchio.

La sua formazione da grafica pubblicitaria e l’acquisizione delle competenze tecniche come sarta e modellista, l’hanno portata a realizzare abiti dalle linee pulite e lineari che danno vita a una collezione che coniuga Eleganza e Raffinatezza in un mix di femminilità, sfrontatezza, misura.

In ogni capo poi è presente un particolare che, pur inserito in un contesto semplice e pulito, spicca per unicità dando via libera a incroci, pieghe e sovrapposizioni per una donna che vuole apparire, senza mai risultare volgare o fuori luogo.

La donna che indossa un capo Pommes de Claire si trova a suo agio in ogni ora della giornata e quando ripone il capo nell’armadio sa di avere un pezzo senza tempo con la certezza di poterlo indossare le prossime stagioni senza mai essere fuori moda. Sì, perché Pommes de Claire non si ferma alla leggerezza della moda ma cerca nel bello continuità, ricercatezza.

Nonostante il nome, Pommes de Claire è un brand italianiassimo ed è quindi a ragion veduta presente nella mia rubrica dedicata ai marchi di moda del Made in Italy.

Ho contattato Chiara e l’ho intervistata per chiederle innanzitutto come è nata l’idea del nome.

La mela simboleggia tutti i sentimenti racchiusi nella passione creativa dell’abbigliamento: la mela ha sempre accompagnato l’uomo nella sua storia, sin dall’inizio, partendo da Adamo ed Eva, passando per Newton fino a Guglielmo Tell, ancora nella favola di Biancaneve fino ad oggi con il sistema operativo Apple, e per mille altri motivi la mela si collega all’uomo proprio come un incastro magico. Ecco quindi il perché di Pomme de Claire…la mela di Chiara :).

La tua maison quindi offre un frutto proibito? Irraggiungibile?

No, il mio è un lusso quotidiano. Sicuramente si tratta di capi particolari, ricercati, ma non sfacciati, né nello stile, né nel prezzo.

L’obiettivo è proporre abiti che siano sempre attuali e soprattutto gestibili all’interno del proprio armadio, in ottica capsule wardrobe. Proprio perché sono molto semplici e lineari possono prestarsi alla creazione di un buon numero di outfit.

Quale è il principio cui ti ispiri?

La ricerca del bello che dura nel tempo. Quindi realizzare un capo raffinato, comodo, con una sua precisa identità che supera anche i limiti del tempo e non è vittima dei trend della stagione.

Quale è la donna di Pommes de Claire quindi?

Una donna che ricerca una elegante sobrietà, ma non rinuncia a un tocco di originalità, nella ricerca del dettaglio, dell’accessorio. Mi viene in mente il mondo delle libere professioniste, avvocati, commercialiste ad esempio. Donne che, pur facendo un lavoro molto ‘inquadrato’, non rinunciano alla loro femminilità e creatività.

Cosa vogliono le donne oggi?

Piacersi, piacere prima di tutto a sé stesse.

Dove si può acquistare i capi di Pommes de Claire?

All’inizio li creavo per me, poi le amiche e piano piano sono riuscita a conquistare anche diversi punti vendita. L’elenco completo è sul mio sito.

Si tratta comunque sempre di contesti in linea con la mia fisolofia e stile.

C’è poi il mio e-commerce, che ci tengo a precisare, propone capi diversi da quelli in negozio. Ho voluto diversificare per offrire una più ampia scelta, ma anche l’idea dell’unicità per chi compra online.

E per il futuro? Dove ti vedi?

In questi giorni sono ospite del White Milano per le pre-collezioni uomo | donna; a seguire, dal 20 al 23 gennaio parteciperò al Who’s Next di Parigi, ma in generale l’obiettivo è sbarcare all’estero, Europa, USA, Cina.

Cosa pensi del sistema moda Italia?

Parliamo di meccanismi molto difficili nei quali è difficile entrare. L’importante è avere alla basa un’idea valida perché solo così prima o poi si riesce a emergere.

La moda oggi può ancora definirsi driver di tendenze come è accaduto nel passato?

Assolutamente, anche se oggi la tendenza è indirizzata più verso la ricerca del pezzo unico, non logato. I grandi brand, seppur facciano ancora da driver, sono riconoscibili, fanno ormai parte del main stream. La moda oggi è non essere alla moda, non omologarsi, bensì indossare qualcosa che girando per negozi non si trova uguale. Il lusso oggi è distinguersi. Pagare non per avere il brand, ma per essere unici..torniamo un po’ a un concetto elitario, non tanto per capacità di spesa, ma per selezione dei gusti.

Si vede qualcosa di davvero originale o è tutto mix and match e richiamo al passato?

C’è moltissimo richiamo al passato e poca fantasia, se non portata all’eccesso, per la voglia di stupire a tutti i costi; ora la creatività è portare modelli nudi in passerella. Eppure lui fa notizia, fa tenenza, almeno a certi livelli.

Tutto è già visto, l’importante è guardare  al passato con occhi nuovi e interpretarlo, rivisitarlo. E’ la riconoscibilità della mano del fashion designer che fa la differenza, la percezione che ci sia uno studio dietro, una ricerca, una forma di comunicazione, un linguaggio espressivo.

C’è ancora spazio per la creatività o tutto è dominato da logiche di business come per i grandi brand guidati da holding internazionali?

Oggi si è decisamente legati al business, lo stile deve in qualche modo soccombere in nome delle leggi di mercato. Le grandi maison buttano fuori ciò che si vende. Queste logiche rispondono poi anche all’analisi di target precisi, i giovani ad esempio sono molto più influenzabili. Non è un caso che oggi si siano affermati brand come Off-white, Vetemens.

Gli over 35 hanno sviluppato una capacità critica tale per cui le scelte di moda sono molto più consapevoli.

C’è ancora spazio per l’haute couture o il pret a porter spadroneggerà fino a diventare l’unica possibile di scelta?

Sì, ma sarà sempre prerogativa dei ricchi, che nonostante le varie crisi, continuano a esistere.

E l’artigianalità?

Non morirà mai, soprattutto in Italia, che ne è patria e che ancora oggi ne fa uno stendardo per rispondere alle sfide dell’emergere di brand stranieri. Parlo dei tessuti, di alcune lavorazioni, cuciture, ricami.

Qui il problema è piuttosto la formazione, ma fortunatamente si sta verificando un ritorno anche dei giovani alle professioni dove è richiesta manualità.

Consiglio per i giovani che vogliono fare la tua professione?

Non mollare mai se ci si crede. E’ dura, ma prima o poi si è ripagati dalle soddisfazioni che arrivano.

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