Occhialeria Artigiana: uno sguardo su tradizione e innovazione

La moda è fatta anche di accessori e tra questi abbiamo gli occhiali.

Quello della accessori è un mondo ricchissimo di sfumature: ogni azienda, ogni designer, ogni collezione contribuisce ad aggiungere un tassello fondamentale al meraviglioso puzzle del Made in Italy di cui andiamo così orgogliosi nel mondo.

E così come gli abiti raccontano storie (quelle di chi li ha creati, ma anche di chi li indossa), così il mondo degli accessori è vasto e variegato, ricchissimo di storie, influenze, sorprese e creazioni uniche. Proprio come quelle realizzate da Occhialeria Artigiana, un’azienda che opera dal 1955 nel mondo degli occhiali, puntando alla qualità di design e materiali, all’unicità dei modelli, alla loro portabilità e al loro essere perfetti sempre, oggi come tra 10 anni.

Ma cosa rende così speciale quest’azienda di occhiali che produce questi bellissimi accessori anche per giovani designer italiani ed internazionali?

Lo scopriamo insieme.

Occhialeria Artigiana: dal 1955 tradizione, ricerca ed innovazione

L’avvento delle nuove tecnologie, soprattutto di quelle digitali come software & co, ha sicuramente contribuito a modificare, spesso anche in modo sostanziale, il modo di fare moda.

uttavia si tratta di un cambiamento che non tutti hanno saputo abbracciare nel modo migliore, cosa che invece ha saputo fare Occhialeria Artigiana: l’azienda infatti, legata in maniera molto forte alla lavorazione artigianale del prodotto, ha saputo coniugarla e mixarla in modo sapiente all’utilizzo di tecnologie avanzate come ad esempio l’utilizzo di stampanti 3D e laser.

L’obiettivo è ricercare il massimo della qualità e della ricercatezza, ottenendo così un occhiale perfetto in ogni suo dettaglio.

Tutto questo viene naturalmente portato avanti con grande maestria e soprattutto curando alla perfezione ogni singola fase del processo produttivo: dalla progettazione alla realizzazione del prototipo; dalla selezione e test delle materie prime al taglio della lastra; dalla registrazione della montatura alle rifiniture; dal packaging alla spedizione.

L’obiettivo finale? Ottenere degli occhiali timeless.

Occhialeria Artigiana: occhiali senza tempo, ma con una profonda vocazione fashion

Artigianalità, innovazione e stile possono andare a braccetto? Assolutamente sì ed è quello che sta dimostrando Occhialeria Artigiana che ama definire la propria artigianalità comeproiettata alla ricerca.

A dimostrazione di questa vocazione futuristica nei confronti della ricerca e dell’innovazione, l’azienda ha anche collaborato con una multinazionale americana che opera nei settori aeronautico e automotive, per registrare l’accostamento inedito di due materiali diversi, utilizzando una tecnica innovativa,avviandocosì di fatto una ricerca su un nuovo prodotto completamente biodegradabile.   

Non solo: sono anche moltissimi gli eventi prestigiosi ai quali Occhialeria Artigiana ha partecipato negli ultimi anni, consolidando così anche  la propria vocazione fashion: tra questi la XXI Triennale del design di Milano, dove è stato presentato il nuovo modello di occhiale Fausta; la partecipazione ad Opti, la fiera dell’occhialeria a Monaco di Baviera; alla New York Fashion Week con lo stilista David Hart e, più recentemente, quella al White di Milano dove ho avuto personalmente il piacere di conoscerli tanto da innamorami delle loro creazioni e decidere di avere un loro occhiale sul naso 🙂

Incuriosita dal mondo di Occhialeria Artigiana, ho deciso di rivolgere le mie domanda a  Raffaele Ricciuti, managing Director dell’azienda.

 Cosa pensa del sistema moda Italia?

E’ un sistema che va avanti a due velocità: le griffe da una parte e i produttori dall’altra. E per produttori intendo anche quelli che lavorano per le grandi griffe internazionali e/o hanno marchi propri. Dunque da un lato c’è la fama internazionale, le passerelle, il marketing e la pubblicità, dall’altra c’è un mondo poco o nient’affatto conosciuto che rappresenta, però, il grande polmone del made in Italy. Meglio se lo chiamiamo Make in Italy. Da’ più l’idea della quintessenza del sistema moda italiano: la genialità artigianale del Bel Paese.  Qui bisognerebbe fare il distinguo fra gli atelier, qualunque sia il settore, che fanno il vero made in Italy, dall’ideazione del prodotto alla realizzazione, da quelli che producono in paesi terzi e assemblano in Italia.

L’Italia e quindi le firme italiane hanno ancora un peso a livello internazionale?

Certo. In qualunque paese del mondo sono stato mi è sempre capitato di parlare dell’Italian Way of Life e dell’Italian Style. Un’amica giornalista mi raccontava di un suo test. In ogni parte sperduta del mondodove le è capitato di trovarsi parlando con gente di tutte le classi sociali negli ultimi 10 anni ha chiesto un nome della moda. Tutti hanno risposto Armani.

La moda oggi può ancora definirsi driver di tendenze come è accaduto nel passato?

No. La moda, oggi,  assorbe le tendenze dalla strada o dal web, le mischia alle esigenze di budget e del mercato e poi sforna collezioni.

Si vede qualcosa di davvero originale o è tutto mix and match e richiamo al passato?

L’originalità, oggi, sta nella materia prima e nella ricerca di nuovi processi produttivi. Tutto il resto o è sperimentazione, o è styling (vedi Gucci).

C’è ancora spazio per la creatività o tutto è dominato da logiche di business come per i grandi brand guidati da holding internazionali?

La creatività finisce dove comincia la finanza.  Non il business tout court. Se si costruisce un capo o un accessorio il fine è venderlo. E in questo i designer italiani sono più in gamba di altri, perché riescono meglio a tradurre la loro creatività in collezioni portabili, che incontrano gusti e esigenze della gente.

La risposta è si c’è molto spazio a condizione che la passione prevalga sulla finanza

C’è ancora spazio per l’haute couture o il pret a porter spadroneggerà fino a diventare l’unica possibile di scelta?

Mi sembra che ci sia un bel ritorno alla haute couture se anche griffe come Dolce & Gabbana la propongono al mondo, riscontrando consensi com’è successo a Londra la scorsa settimana. Credo che tutto nasca dall’esigenza, colta in pieno anche da Giorgio Armani con la sua Privée,  di capi esclusivi.

Per quanto ci riguarda i nostri clienti ci contattano perché siamo un atelier, dal design alla confezione del prodotto, perché facciamo quello che dichiariamo, perché non abbiamo problemi a farli entrare nel nostro laboratorio ed a fargli vedere come nasce una montatura, perché facciamo occhiali su misura, perché accettiamo le sfide e quasi sempre le vinciamo.

E l’artigianalità?

L’artigianalità è un modo di lavorare, è un processo non una dimensione. Artigianato significa prodotto non seriale, significa unicità e deve essere qualità e precisione. Il prodotto è artigianale non perché si vede il difetto, ma perché è perfetto in ogni dettaglio. Oggi l’artigianato,il fatto a mano risponde alle stesse esigenze di esclusività. E aggiungerei di etica del lavoro.

Cosa è il lusso oggi?

Esclusività, in contrapposizione alla massificazione del fast fashion. Avere il tempo di venire in laboratorio e farsi fare una montatura unica su misura (sartoriale)

Come ritagliarsi un proprio spazio? Quale è il fattore di diversificazione e unicità per essere conosciuti e riconosciuti?

Essere pazzi e scegliere la propria strada, quella in cui si crede e armarsi di pazienza e non eludere quei passaggi obbligati che il mercato impone.

Cosa offre di unico il suo brand?

I nostri occhiali non sono oggetti di moda, sono fatti a mano con l’ausilio di sofisticati software e sono fatti per durare per tanti anni. Le materie prime che usiamo i processi ne garantiscono la durata nel tempo, il design, lo stesso, è fatto per durare nel tempo. La nostra collezione resterà la stessa per anni.

Quale è il principio cui si ispira?

Etica del lavoro, cultura del fare, creatività, stimoli e progettualità giovane, curiosità e orgoglio.

Quale è il suo target?

Uomini e donne che rifuggono da qualunque status.

Cosa vogliono i consumatori oggi?

Ci sono quelli che si conciano e quelli che si vestono. Noi cerchiamo di incontrare i gusti dei secondi.

Aneddoti da raccontare?

Nella nostra giovane lavorativa ne sono già capitati tanti, me ce ne è uno che si ripete in continuazione: chiunque prova o vede i nostri occhiali e poi scopre che non arrivano dal Cadore, ma dalla Basilicata  vuol venire a vedere dove e come li produciamo. Nessuno ci crede che le nostre montature sono realizzate completamente all’interno del nostro laboratorio e da ragazzi che hanno quasi tutti sotto i 25 anni. Poi  insieme ai nostri occhiali scopre una terra nella quale vorrebbe avere o piantare le sue radici.

 Per il futuro? Dove sarà il suo brand?

Sul naso di gente che sa quel che vuole.

Consiglio per i giovani che vogliono intraprendere la sua professione?

Non aver paura di rischiare, non aver paura di avere lo sterzo della propria vita in mano, non fare cose banali non copiare gli altri e non aver paura quando dicono che sei pazzo perché vuol dire che stai sperimentando strade nuove che non hanno fatto altri e che se va bene saranno gli altri ad inseguirti ed a copiarti.

 

 

 

 

 

 

 

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