Marco Campomaggi: il Made in Italy che crede nei sogni

Credere nei propri sogni, crederci fermamente, tanto da non ascoltare chi ci bisbiglia all’orecchio che sarà dura andare avanti e provare a realizzarli.

Quante volte abbiamo sentito parlare di questo e quante volte ci siamo sentiti dire che, specie nella moda, i sogni lasciano il tempo che trovano e che tutto è in mano alle logiche di mercato?

Tante. Per questo sorprende, e non poco, sentirsi invece dire da un grande imprenditore del settore – Marco Campomaggi – che la vera ricchezza, il vero lusso oggi consiste nell’avere un sogno.

Ed è inseguendo il proprio sogno che Marco Campomaggi, insieme a Caterina Lucchi, hanno dato vita circa 17 anni fa al loro impero: un’azienda che ad oggi racchiude ben tre brand, due che portano il nome dei loro fondatori e il terzo, Gabs, conosciuto in tutto il mondo. La sua azienda ha fatto dell’artigianalità, della qualità dei pellami e della forza d’animo i propri punti di forza, riuscendo in modo magistrale a conquistare il mercato delle borse in maniera trasversale e coniugando le proprie storie di vita vissuta con un senso dello stile impeccabile.

Era il 1983 quando Marco Campomaggi scopre il mondo della pelle, erano i primi ani 2000 quando nasce questa grande azienda, oggi più fiorente che mai.

Marco Campomaggi: un’azienda, tre anime

Dimenticate il fast fashion e la produzione in serie: nell’azienda di Marco Campomaggi ogni pezzo è pensato e realizzato seguendo la migliore tradizione del made in italy: un lusso accessibile, come ci spiega lui stesso, che nasconde una volontà da parte di chi lo acquista di avere un accessorio unico, di qualità, bello da vivere. E’ così che l’azienda sforna tre brand uno diverso dall’altro: Campomaggi, Caterina Lucchi e Gabs. Tre brand con tre anime, tre storie e tre filosofie di stile diverse tra loro, ma con un unico comun denominatore: l’altissima qualità artigianale, uno stile fresco e contemporaneo, perfetto per l’uomo e la donna di oggi.

Pellami pregiati, certificazioni di qualità e tanta passione

Ciò che distingue principalmente un brand o una azienda dall’altra, è indubbiamente la passione che i suoi creatori mettono nei prodotti che realizzano: nell’azienda Campomaggi&Lucchi le borse e gli accessori sono realizzati in un materiale che in pochi ancora utilizzano, ovvero la vacchetta naturale, capace di resistenza e brillantezzache restano inalterati nel tempo. Pellami di qualità e di pregio, stile classico ma rivisitato in chiave attuale, pezzi evergreen che oltrepassano le mode e le stagioni, ma soprattutto tanta passione: sono questi gli ingredienti del successo di questa azienda.

Credere nel propriolavoro, nei suoi valori fondanti, nel proprio ruolo di imprenditore che ha delle responsabilità nei confronti della stessa azienda così come dei consumatori, sono tutti elementi che contraddistinguono e rendono unico Marco Campomaggi.

Assolutamente affascinata dalla sua filosofia di vita, ho voluto ascoltare direttamente da lui come è riuscito, insieme a Caterina Lucchi, a realizzare tutto questo.

Cosa pensa del sistema moda Italia?

Il sistema moda italiano è ancora una grande impresa, una grande opportunità che ha l’Italia nei confronti di se stessa e del mondo intero perché ha sicuramente una grande possibilità sia per la storia che ha, sia per le qualità che questa impresa ha nei confronti di tutto il mondo che considera ‘Italia ancora la culla della creatività e delle cose belle e di tutto ciò che la moda prende come punto di riferimento.

L’Italia e quindi le firme italiane – anche del mondo della pelletteria – hanno ancora un peso a livello internazionale?

Eccome! Hanno un peso molto importante, addirittura sono quelle che indicano le nuove strade che la moda percorre e sono prese come punto di riferimento da tutti gli altri brand che ogni anno aspettano dai marchi famosi italiani l’idea giusta o l’innovazione giusta da seguire.

La moda oggi può ancora definirsi driver di tendenze come è accaduto nel passato?

La moda oggi può ritenersi un driver, ma probabilmente è più collegata a movimenti prettamente culturali: alla fine non fa altro che dare dei messaggi comportamentali quindi oggi più che mai, in un mondo globalizzato e a portata di mano per tutti, la moda deve fare i conti con delle culture che devono essere ampliate, cercando di intercettare tendenze che non sono esclusivamente legate alla nazionalità del prodotto.

Si vede qualcosa di davvero originale o è tutto mix and match e richiamo al passato?

L’originalità è una cosa molto difficile da attuare e molto spesso è compromessa da risultati di tipo commerciale, a scapito della verità. L’originalità invece dev’essere legata alla libertà di potersi esprimere senza per forza sottostare a delle necessità commerciali o prettamente di vendita.

C’è ancora spazio per la creatività o tutto è dominato da logiche di business come per i grandi brand guidati da holding internazionali?

Diciamo che le logiche di business limitano il tutto a un risultato commerciale, mentre l’originalità e l’innovazione non è detto che siano legate a risultati commerciali. Normalmente bisogna fare una distinzione netta tra stilista e artista: il primo intercetta le esigenze di qualcun altro e lavora per soddisfarle; il secondo è colui che lavora per sè e per soddisfare i propri sogni, ma vuole realizzarli e condividerli con gli altri attraverso la propria arte. Questo non vuol dire che uno stilista dev’essere per forza anche un’artista, ma non deve mai perdere di vista la verità per poter realizzare un prodotto originale.

C’è ancora spazio per l’haute couture o il pret a porter spadroneggerà fino a diventare l’unica possibile di scelta?

L’alta moda è un qualcosa per pochi o per qualcuno che ha la voglia di esprimersi e avere la sensazione di comprare qualcosa di unico o di poco diffuso. L’alta moda è sicuramente qualcosa che valorizza la manualità e l’artigianalità e le capacità manifatturiere, tutti elementi che non si possono inventare e non possono essere espressi solo attraverso la creatività.

E l’artigianalità?

L’artigianalità non è altro la capacità di fare entrare l’uomo nel prodotto, cosa molto difficile da fare se non c’è passione, cuore e la presenza di un artigiano, che è colui che trasforma un prodotto e lo rende vivo. Per questo l’artigianalità è così importante oggi, in un mondo sempre più freddo e tecnologico. L’artigianalità crea infatti le condizioni perché ci sia l’emozione, che è quello che oggi serve nella moda perché aggiunge al prodotto che si acquista l’anima di chi loha realizzato.

Come ritagliarsi un proprio spazio?

Occorre prima di tutto un bel sogno da perseguire, che è la ricchezza più importante: quindi prima di ritagliarsi uno spazio bisogna sognarlo, questa è la condizione essenziale. Poi bisogna applicare la resilienza per realizzare quel sogno.

Quale è il fattore di diversificazione e unicità per essere conosciuti e riconosciuti?

La grande attenzione di ognuno di noi, se si vuole essere riconosciuti sul mercato, dev’essere rivolta alla ricerca dell’originalità: bisogna essere veri e mostrarsi per quello che si è, senza ascoltare troppo le indicazioni del mercato; bisogna andare a scovare dentro di sé un’identità chiara, riconoscere il proprio gusto e non avere paura di mostrarlo e farlo diventare il proprio prodotto.

Attualmente quanti brand compongono la sua azienda?

Abbiamo tre brand: Marco Campomaggi, Caterina Lucchi e Gabs.

Cosa offrono di unico ciascuno dei tre?

Tutti e tre producono borse, quindi di per sé offrono lo stesso prodotto, ma ognuno di essi ha dietro al proprio prodotto un progetto ben preciso. Noi siamo convinti che un prodotto ha sempre la possibilità di avere un proprio futuro e una propria collocazione se viene identificato come particolare e preciso, con un target dettagliato. Ognuno di loro ha una storia differente e vera che racconta la fatica di tre persone che lavorano per creare questo prodotto con un’espressione stilistica ben precisa volta a intercettare le esigenze dei clienti. Ognuno di questi tre marchi hauna storia che rappresentauna filosofia di vita precisa, diversa una dall’alta.

Come definerebbe ciascuno dei tre con un aggettivo?

Marco Campomaggi è sicuramente passione e “il tempo che non toglie, ma dà”, ovvero la capacità di rimanere evergreen. Non è una tendenza, non è una moda passeggera, ma è un prodotto che può essere acquistato in qualunque stagione perché piacciono le emozioni che provoca. Un prodotto dunque che va oltre le mode e che rappresenta un gusto che rimane intatto nel tempo.

Caterina Lucchi è un prodotto unico, con una femminilità e una leziosità incredibili, che viene acquistato da persone che riconoscono il proprio gusto. Cosa quest’ultima non semplice perché bisogna slegare il proprio gusto dal marchio del prodotto, decidendo cosa piace e cosa no. E’ un prodotto ideato per una donna che sa cosa le piace e sa riconoscerlo.

Gabs  invece è gioco e trasgressione in alcuni casi, è trasformazione perché le borse si trasformano letteralmente grazie a questa incredibile capacità di diventare piccole, grandi, capienti o meno, seguendo la persona a seconda delle occasioni. Proprio come la G3, l’icona di Gabs, su cui abbiamo un progetto molto importante e che rappresenta in pieno lo spirito del brand. La borsa Gabs sa parlare alle persone contemporanee che vivono tutte le situazioni della vita di oggi e ha una mission: farle sorridere, divertirle.

Quale è il principio cui si ispira?

Il principio al quale si ispira la nostra attività imprenditoriale è la serietà, perché incide sulla vita di altre persone e sul territorio dove viene aperta l’azienda. Per questo il brand deve avere dei valori fondanti e la sua mission dev’essere chiara e distribuibile, esattamente come la fiducia che deve essenzialmente ispirare e che è alla base di tutti i rapporti, anche di quelli con i clienti.

Qual è il suo target?

Abbiamo tre brand: Marco Campomaggi amo definirlo un lusso accessibile, posizionato nel quadrilatero della moda per dare un’indicazione molto precisa.E’ un prodotto di lusso, molto curato, ma non eccessivamente costoso e il brand realizza borse sia per uomo che per donna, spesso per l’ufficio. Caterina Lucchi ha due linee, una Gold di lusso accessibile ma diversa da Campomaggi, e una più commerciale più vicina alle esigenze quotidiane delle donne.

Gabsinvece ha uno spirito divertente e si rivolge ad un target di consumo, è un acquisto  di servizio e non solo di stile. Avendo però una grande componente stilistica, riesce a coniugare comoditàe creatività.

Cosa vogliono i consumatori oggi?

I nuovi consumatori sono persone molto più attente del solito, vogliono più informazioni perché ad oggi ci sono amolti più mezzi per venire a contatto con l’azienda e i suoi vari aspetti. Oggi le persone comprano i nostri prodotti perché le nostre borse piacciono così come piacciono le nostre storie, che sono storie vere.

Aneddoti da raccontare?

Quello che mi piace spesso raccontare è che la nostra azienda è nata quasi per caso, nessuno ha preparato nulla, non c’è stato niente che potesse prevedere la nascita di un’azienda di questo tipo. L’azienda nasce infatti da due persone, Marco Campomaggi e Caterina Lucchi che, 35/36 anni fa, hanno iniziato a fare oggetti che gli piacevano vendendoli sui marciapiedi per mantenersi agli studi. Mi piace ricordarlo perché è la prova lampante di come ciascuno di noi può ritagliarsi il proprio spazio, seguendo i propri sogni.

E per il futuro? Dove sarà la sua azienda?

Stiamo lavorando moltissimo sulla comunicazione per cercare di arrivare a stabilire delle relazioni concrete e importanti con il nostro pubblico di riferimento.

Cos’è il lusso oggi e cosa pensa che sarà tra qualche anno?

Il lusso per me oggi è andare a casa a mezzogiorno e mangiare con la propria famiglia. Oggi il lusso è questo: riuscire a intercettare gli occhi delle persone a cui si tiene. Poi ci sono tanti altri tipi di lussi di tipo economico, ma lo lascio dire agli altri perché ciascuno ha la sua idea e a me non interessa parlarne.

Consiglio per i giovani che vogliono intraprendere la sua professione?

Il consiglio che mi sento di poter dare è di ascoltare tutti e nessuno, di intraprendere questa strada pensando di dover resistere per molto tempo alle problematiche che si incontreranno, ma soprattutto di mettersi in testa che il percorso e il sacrificio intrapresisono finalizzati al raggiungimento della propria felicità.

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