Le tue foto parlano di te?

Cosa racconta la foto del tuo profilo social?

Se guardassi ora i tuoi profili social quale foto troverei pubblicata?

Un selfie, una foto relativa la tua vita privata, un ritratto professionale?

È una foto attuale o datata? E’ la stessa per tutti i tuoi profili o diversa per ogni social?

Sarebbe interessante poter parlare con te delle tue scelte e così avere un confronto diretto.

Ma poiché siamo nell’ambito del virtuale posso solo fare delle considerazioni generiche e non puntuali su singole persone.

Tuttavia le domande che ho elencato nell’incipit del mio articolo sono un ottimo spunto per fare delle riflessioni e condividere con chi legge alcune regole per gestire al meglio la propria immagine online.

Intanto è fondamentale una premessa.

In questo articolo mi soffermo a parlare di ‘foto perfetta’ con riferimento all’ambito professionale dove governare efficacemente la propria immagine è ovviamente fondamentale per essere convincenti verso il nostro interlocutore, credibili.

Curare il proprio aspetto è sempre importante, ma lo è senz’altro di più quando può determinare la crescita del nostro business.

Eh sì. Ho scritto proprio ‘crescita del business’.

Se è vero che ognuno è ormai brand di sé stesso, ne consegue che anche la nostra immagine concorre a sostenere l’andamento della nostra attività professionale.

Dobbiamo quindi gestire la nostra immagine seguendo più o meno le stesse pratiche che vengono messe in campo per gestire l’immagine di un’azienda, la sua Brand Identity.

E tanto più la nostra persona coincide con il Brand, tanto più i due aspetti devono essere coerenti, sinergici, bilanciati per potersi sostenere a vicenda. Penso ad esempio a liberi professionisti, artigiani, titolari di piccoli studi professionali.

Quando parliamo di PMI e poi grandi Aziende, la fisiologica piramide che si genera allontana il creatore del brand dal brand stesso, ma ciò non toglie che debba esserci ugualmente identificazione. Anzi in questi casi si aggiunge una maggiore complessità, ovvero che questa identificazione e condivisione di valori, mission, immagine dovrebbe essere declinata su tutti i dipendenti.

Spesso mi è capitato di lavorare all’interno di multinazionali con gruppi di individui che fossero molto lontani dall’essenza del Brand. Il lavoro con queste persone è partito proprio dall’analisi del look  dell’azienda per scoprire (o riscoprire) affinità di stile, di approccio, di contenuti.

Siamo partiti proprio dalle foto.

La fotografia dell’azienda, la fotografia dei dipendenti. Le abbiamo messe in relazione.

Quanto raccontano le immagini di un Brand della sua storia?

Quanto raccontano le nostre foto della nostra storia, di noi?

Un brand comunica con le immagini e le sceglie con molta attenzione affinché siano specchio del suo messaggio. Foto pubblicitarie, spot televisivi, pagine sui giornali, profili social, etc.

Tutto viene governato in modo che ci sia coerenza, consistenza e quindi che si generi autorevolezza, reputation.

Lo stesso vale per le persone.

Se vogliamo che il nostro contesto professionale ci conosca e ci riconosca dobbiamo ambire agli stessi obiettivi e comportarci come fanno le aziende: dobbiamo gestire il nostro brand.

A partire proprio da una semplice foto.

Oggi, infatti, ancora prima di volere un contatto diretto, dal vivo, le persone ci cercano sul web ed è qui che nostra faccia (o figura intera) fa scaturire nell’interlocutore un’opinione, la prima impressione.

Cosa racconta di voi la vostra foto?

Siete simpatici, empatici, disinvolti? O al contrario risultate distanti, alteri, saccenti?

Le persone sono attratte dai propri simili anche solo guardando una foto. Sembra strano ma ci giochiamo tutto nei pochi attimi in cui qualcuno attera sul nostro profilo, sfoglia la nostra gallery, inevitabilmente ci giudica e decide se diventare nostro follower o mettere un like.

Negli Sati Uniti su questi argomenti sono avanti anni luce.

Lì addirittura si svolgono dei media training per i dipendenti delle aziende dove oltre alla parte di comunicazione viene curata anche la parte dell’immagine.

Con il mio lavoro di Style Coach sto provando a importare questo modello anche in Italia, ma le nostre realtà aziendali fanno ancora fatica a comprendere i benefit che potrebbero trarre da questo asset.

Devo ammettere che ce ne sono di più illuminate e con queste sono riuscita a sviluppare corsi di formazione e progetti davvero molto interessanti!

Per farvi capire quanto sia radicato negli americani il tema dell’immagine vi porto come esempio un sito chiamato Photofeeler che consente a chiunque di caricare una foto e di ottenere commenti reali da parte della Community per capire quale sia l’impressione che genera.

Questo è il risultato che ho ottenuto con la mia foto 🙂

Sia chiaro, non basta la foto perfetta se poi quanto è scritto nel nostro profilo è dissonante (…per capirci: non basta un bello spot pubblicitario se poi la forza del messaggio di un brand è debole, non è coerente!).

Anzi, affrontato il primo step (la foto), poi si dovrà lavorare sui contenuti. Ma approfondiremo in un nuovo articolo.

Qui mi preme darvi alcune dritte per realizzare un buon servizio fotografico, utile per promuovere la vostra immagine e professione/brand.

  1. Affidarsi a un professionista.

No alle foto fatte dal marito, dalle amiche, dall’appassionato di fotografia. Il ritratto business deve seguire delle regole precise che sono un fotografo professionista conosce.

Meglio sempre avere due scatti finali con due pose, ambientazioni e outfit differenti.

2. Scegliere l’outfit giusto, che non è la DIVISA!

Se stiamo facendo una foto professionale probabilmente è più appropriato un abito che copra le spalle e le braccia, quindi no ad abiti scollati, smanicati.

Non si deve mettere necessariamente la giacca, ma è importante seguire un certo dress code. Si a camicie, maschili o morbide, a seconda della propria fisicità. No a minigonne o gonnelloni, si a gonne longuette, gonne midi o a corolla se aiutano a valorizzare la figura. Si a pantaloni, tutte le versioni (taglio maschile, a sigaretta, a palazzo), no a modelli skynny, zampa…troppo connottati.

Scarpe con tacco vanno bene, ma non lo stiletto da 12 cm con plateau.

Se state investendo del denaro per un servizio fotografico inoltre, scegliere outift poco modaioli e più evergreen, perché se indossate solo capi delle ultime sfilate rischiate di sembrare già datate dopo solo pochi mesi!

3. Puntare sul viso

In generale vestitevi sempre con l’obiettivo di far risaltare il viso, quindi grande attenzione a capelli e make up.

4. Colore, colore…non il solito nero.

Non scegliete i colori solo pensando a quelli che vi illuminano di più (la vostra palette), ma anche con l’intenzione di voler comunicare qualcosa.

I colori sono utilizzati nel mondo della pubblicità o dalle agenzie creative per connotare la portata del messaggio di un brand.

Il rosso è passione, il giallo è energia, il blu è affidabilità…

Voi cosa volete esprimere attraverso la vostra foto con riferimento alla vostra professione?

5. Gli accessori come elemento distintivo.

Se volete sottolineare la vostra unicità su un outfit classico puntate sugli accessori. Una spilla, una collana, un foulard. Qualcosa che sia per voi un elemento ricorrente e distintivo della vostra identità e personalità.

6. Rilassati e divertiti!

Se vivi questo momento come un gioco, il tuo sorriso sarà più naturale e comunicativo.

 

Scrivi un commento

il tuo indirizzo email non verrà reso pubblico. I campi obbligatori sono contrassegnati *