La Divina Eleonora Duse: icona di stile e contemporaneità

Il 21 aprile del 1924, all’età di 65 anni, si spegneva Eleonora Duse.

La Divina è stata e sarà per sempre un’icona dell’arte, lasciando il segno nei teatri e nella moda. Figlia d’arte, suo padre Alessandro e la madre Angelica Cappelletto avevano una loro compagnia teatrale. Eleonora Duse ha trascorso una vita intera sul palcoscenico, debuttando all’età di 4 anni nell’opera teatrale I Miserabili, tratta dal romanzo di Victor Hugo.

Scrivo di lei perché ho appena finito di leggere il libro ‘Tre attrici e il loro tempo. Sarah Bernhardt, Ellen Terry, Eleonora Duse’ e come sempre fare un tuffo nel passato per me è come rivivere da protagonista le vite degli altri. In questo caso la sua, con in comune la stessa passione, il teatro.

Eleonora Duse è stato un personaggio discusso del suo tempo, anticonformista ed emancipata. La vita nomade e la miseria dei primi anni della sua vita non le permisero di avere un’istruzione scolastica, imparò a leggere dagli stessi copioni delle opere che metteva in scena. Come ogni donna che si è fatta da solo, gestiva ogni aspetto della sua compagnia teatrale. Rimasta orfana, infatti, continuò l’attività di famiglia: si occupava di selezionare i copioni, dirigere gli attori e di andare in scena. La sua carriera artistica progredì velocemente e così anche il suo stile.

La Duse è conosciuta come icona di stile ma non ha sempre frequentato i grandi atelier dell’epoca.

All’inizio della sua carriera il suo stile rispecchiava il suo status economico. I giornali, che la citavano per le sue doti artistiche, non risparmiavano commenti sul suo aspetto.  «Quest’attrice è povera e modesta. – veniva scritto su Il Mattino di Napoli verso il 1880 – Passa per la via in una succinta gonna nera, uno sciallettino grigio stretto alla persona, il cappellino di paglia nera, scolorito, roso alle orlature».

 

La Duse inizia a far notare il suo status social attraverso gli abiti, sempre più vistosi ed eccentrici, Man mano che la carriera di attrice e la fama crescevano. Tournures e sellini accentuati, guimpes arricciate, decorazioni sovrabbondanti di galloni, frange di perline e di passamaneria, ricami di giaietto, balze, volani, fiocchi, nastri,merletti. Eccedeva in collane e bracciali, guanti lunghissimi, cappellini e ventagli piumati.

Lo stile eccentrico veniva espresso anche dai colori, la Duse amava il viola che indossava in tutte le sue sfumature; non usciva mai senza brillanti e aveva una vera e propria passione per i fiori. Questi ultimi trovava sempre il modo di indossare, all’occhiello di una giacca, tra i capelli o sugli abiti.

La sua stravaganza, però, non trovava posto sul palcoscenico dove era perfetta.

Le cronache di allora testimoniano di una donna non sempre al meglio della sua forma fuori dal palco, sciatta e spettinata e con bottoni fuori posto. La Duse era una donna essenziale e che non amava perdere tempo, sembra che non si truccasse mai nemmeno per andare in scena.

Nonostante questo fu, per l’epoca, un modello da seguire e di ispirazione per molte sue colleghe.

La Divina fu al centro dei rotocalchi per la sua laison con Gabrielle D’Annunzio il “poeta vate”. Entrambi trentenni si incontrarono a Roma e fu un colpo di fulmine.

Il loro amore durò circa dieci anni, tra alti e bassi. Nel 1900 D’Annunzio pubblicò Il Fuoco, ispirandosi proprio all’amore tormentato con la Duse. Dopo la loro separazione D’Annunzio visse sempre nel ricordo di ciò che non era stato e quando gli arrivò la notizia della sua morte affermò: “È morta quella che non meritai”.

Dopo D’Annunzio Eleonora Duse visse altri amori, ma non di tale potenza. Nel 1909, ormai ricchissima e sola, si ritirò dalle scene. Ritornò allo spettacolo nel 1916, girando il suo unico film Cenere, tratto dal romanzo di Grazie Deledda.

Nel 1921 tornò a teatro. “Tornerò così dinanzi agli spettatori con mio viso stanco e pieno di rughe e coi miei capelli bianchi. Se mi vogliono così, ne sarò lieta e fiera. Se no, ritornerò nel silenzio”, affermò in quell’occasione. Contemporanea e dal piglio di acciaio, fu la prima donna ad apparire sulla copertina del Times.

Ancora oggi questa icona insegna che una donna può essere quello che vuole.

 

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