ITALIANA: com’è cambiata la moda negli ultimi 30 anni.

Dai grandi stilisti ai grandi comunicatori. La mostra a Palazzo Reale di Milano racconta l’evoluzione della moda attraverso gli abiti.

Si sente spesso dire che la moda è cambiata e, sotto certi punti di vista, si tratta di un’affermazione vera: anno dopo anno, decennio dopo decennio, la moda – da sempre rinomata per il suo carattere mutevole – si rinnova e si fa specchio della società, del momento storico ed economico in cui si sviluppa e prende forma.

Trent’anni fa non ci si vestiva come oggi, ma la moda contemporanea si ispira fortemente al suo passato. Cosa è cambiato nel frattempo?

Molte cose naturalmente, ma soprattutto i contenuti del messaggio che la moda comunica attraverso i capi e gli accessori, così come sono cambiati i canali che utilizza per raggiungere i suoi pubblici, trasformando di conseguenza anche la genesi creativa dei fashion designer e dei brand che rappresentano.

Di come la moda sia mutata negli ultimi 30 anni se ne è occupata anche un’importante mostra inaugurata lo scorso 22 febbraio e terminata il 6 maggio, dal titolo “Italiana. L’Italia vista dalla moda 1971-2001”.

La mostra, allestita nella splendida location di Palazzo Reale a Milano, è stata promossa dalla Cnmi – Camera Nazionale della Moda Italiana e curata da Maria Luisa Frisa e Stefano Tonchi.

Italiana ha portato in scena una grande retrospettiva che ha voluto indagare un periodo storico ben preciso, compreso tra il 1971 e il 2001, particolarmente interessante dal punto di vista delle tendenze moda, degli stili e delle subculture diffusesi in quegli anni, tutte legate a doppio filo proprio alla moda stessa.

Un periodo indubbiamente ricco di spunti che hanno contribuito a definire quella che è una delle filiere moda più importanti e virtuose al mondo; 30 anni di Made in Italy che hanno reso famosa e amata la moda nostrana, raccontata attraverso un percorso espositivo unico.

La mostra, suddivisa in 9 temi messi in esposizione in altrettante stanze, quali Identità, Democrazia, In forma di logo, Diorama, Project Room, Bazar, Postproduzione, Glocal, L’Italia degli oggetti, ha ospitato oggetti appartenenti al mondo della moda, ma anche dell’arte, del design, della fotografia e dell’editoria tra i più rappresentativi.

Tantissimi gli artisti in mostra, così come i brand quali Alberta Ferretti, Antonio Marras, Giorgio Armani, Prada, Valentino solo per citarne alcuni.

Stilisti che hanno fatto la storia della moda e che, proprio nel trentennio rappresentato dalla mostra, hanno gettato le solide basi del loro successo internazionale.

Stilisti ancor prima che comunicatori: uno degli aspetti che forse è più cambiato infatti, rispetto al passato, è proprio l’approccio di chi fa moda oggi.

Se all’inizio del ‘900 si parlava ancora di grandi sarti e couturier, pian piano si è andata definendo in maniera più concreta anche la figura dello stilista che, nel periodo storico affrontato dalla Mostra a Palazzo Reale, è diventata con il tempo un vero e proprio simbolo del settore.

Così come il settore del fashion però è cambiato, allo stesso modo è cambiata la percezione stessa dello stilista: oggi gli stilisti non sono più semplici sarti o couturier, per quanti eccelsi come Gianfranco Ferrè, Gianni Versace o Valentino.

Oggi lo stilista è prima di tutto un grande comunicatore, una personalità che non solo deve avere la capacità di anticipare stili e tendenze e di condensare nelle proprie collezioni il mood del momento, ma che deve anche imprimere alle proprie creazioni uno storytelling emozionale che arrivi al grande pubblico, deve saper incanalare i bisogni del mercato e trasformarli in moda.

Lo sanno bene i grandi nomi del fashion internazionale come Alessandro Michele, Demna Gasvalia, Riccardo Tisci ma anche Jeremy Scott, Galliano, Rick Owens e tanti altri che hanno rivoluzionato il modo di presentare le proprie sfilate, cavalcando l’onda digitale e trasformando le proprie uscite in veri e propri show.

La sala “Diorama” della mostra “Italiana. L’Italia vista dalla moda 1971 – 2001”, Milano, 21 febbraio 2018
(F. de Luca – Camera nazionale della moda italiana)

Figure molto più vicine a personaggi dello spettacolo perché in fondo spettacolarizzano la moda e creando intorno alla passerella un mondo più articolato che da vita a delle vere e proprie performance che integrano musica, arte, design, teatro, cinema…e business!

Oggi nel mondo della moda si assiste a continui giri di poltrone ai vertici di maison di rilievo, segno di come non sia più solo il talento a farla da padrone, ma appunto le logiche di business delle grandi holding, che spingono ovviamente le tendenze che portano fatturato.

Non esiste più la figura dello stilista-artista, di colui che creava il proprio brand o la propria maison e ne rimaneva a campo in maniera immutabile, tramandando il proprio stile e rinnovandolo in base al proprio gusto. Oggi vince chi sa comunicare meglio. Forse l’unica eccezione, perlomeno in Italia, resta quella di Giorgio Armani, probabilmente ultimo baluardo della storica figura dello stilista a cui eravamo abituati e che, allo stesso tempo, ha saputo rinnovarsi e adattarsi alla nuova identità del settore.

Non a caso nella ultima Fashion Week Milanese è stato Armani a innescare la discussione sul ruolo della moda oggi.

E’ anacronistico il suo pensiero secondo voi?

La moda deve essere fonte di ispirazione e aspirazione verso il bello, talvolta sembrando lontana da noi, ma indubbiamente facendoci sognare o deve essere una foto senza filtri della realtà?

Per me visitare ITALIANA è stato più che altro fare un tuffo nel mio passato da adolescente, quando da paninara, prima, e dark, dopo vestivo come tutti i miei coetanei i brand del momento…da Naj Oleari a Best Company a Fiorucci.

Il mio essere esteta poi mi conduce inevitabilmente ad appoggiare la posizione di Re Giorgio. Mi piace pensare che la moda sia come un film a lieto fine, come i meravigliosi musical degli anni ’40 che mi incantavano per gli abiti indossati dalle attrici e mi facevano desiderare di possederne uno un giorno.

Ecco per me la moda, l’alta moda è proprio questo. Il sogno. Il bello. L’irraggiungibile.

Il resto è consumismo.

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