La moda nascosta

Giovanna Nicolai: la forza degli ‘operai della moda’ Made in Italy

La storia del brand Giovanna Nicolai mi ha affascinato fin da subito perché, a dispetto del nome, dietro a questo meraviglioso marchio di abiti made in italy si nasconde un giovane ragazzo che ha voluto portare avanti la tradizione stilistica di famiglia.

Lui si chiama Daniele Macellari e Giovanna Nicolai, la donna dalla quale ha ereditato l’amore per la moda e per la tradizione sartoriale italiana, non è altro che sua nonna.

La signora Nicolai iniziò la sua attività negli anni ’50 insieme al marito, ai tempi del boom economico e di una condizione artistica e culturale decisamente florida anche per la moda: è in quegli anni che Giovanna iniziò a realizzare delle piccole collezioni da proporre alle clienti della boutique di famiglia.

Era un’epoca in cui gli abiti venivano fatti su misura, secondo le richieste e le esigenze del cliente; un tempo in cui l’artigianalità e il su misura erano tutto e che oggi, abituati come siamo alle logiche di business e al fast fashion, rischiamo di perdere di vista.

Ben vengano dunque brand come questo, capaci di far rivivere la vera moda di una volta.

Giovanna Nicolai: la tradizione artigiana sposa lo spirito imprenditoriale

E’ stata dunque proprio la signora Giovanna a tramandare alle figlie Sabrina e Fabiola, e al nipote Daniele, questa storia fatta di bellezza, amore familiare, arte, tradizione sartoriale e imprenditorialità.

La vera particolarità del brand sta nel fatto che Daniele Macellari è riuscito a mantenere integra l’identità locale del progetto, dandogli allo stesso tempo un respiro molto più ampio e portando le creazioni firmate Giovanna Nicolai anche all’estero, rendendo così più attuale possibile il brand, senza per questo snaturarlo.

Daniele è riuscito anche creare una squadra lavorativa molto liquida in cui trovano posto artigiani, ma anche cool hunter perennemente a caccia di nuove tendenze; modellisti e sarte, ma anche grafici che danno il proprio fondamentale contributo alle collezioni Giovanna Nicolai.

Dunque la tradizione artigiana di Giovanna Nicolai ha incontrato lo spirito imprenditoriale di Daniele e il risultato è un brand molto apprezzato e di grande impatto stilistico.

 Giovanna Nicolai: l’evoluzione di un brand tradizionale in ottica contemporanea

Oggi il brand Giovanna Nicolai rappresenta al meglio quello di cui ha bisogno la moda italiana, ovvero un connubio perfetto tra artigianalità e innovazione, tra tradizione e futuro.

Non è facile mantenere la propria tradizione sartoriale, facendo attenzione alla qualità delle materie prime scelte e alla manodopera utilizzata; così come non è semplice mescolare in modo impeccabile tradizione e nuove tecnologie, artigianalità made in italy e visione imprenditoriale di lungo termine senza che le collezioni perdano un grammo del proprio fascino e della propria italianità.

Incuriosita da questa bellissima storia, ho deciso di fare proprio a Daniele Macellari alcune domande su Giovanna Nicolai.

Cosa pensa del sistema moda Italia?

Il sistema moda Italia sta attraversando una complessa fase di transizione, dovuta senza dubbio all’annosa crisi economica che ha di certo inciso sui consumi di questo settore e, allo stesso tempo, caratterizzata da una “ Rivoluzione Culturale “ che ne ha riscritto i canoni, stravolgendo quelle che erano le dinamiche di prodotto.

La crisi, che di per sé sarebbe collocabile unicamente in un contesto negativo, ha fatto sì che nel settore moda si presentassero occasioni impensabili per nuove scuole di pensiero capaci di dar voce a nuovi attori e quindi ad una nuova fase creativa. Va da se che i nuovi sistemi di comunicazione hanno fatto sì che la veicolizzazione di questi nuovi talenti emergenti fosse immediata e capillare.

L’Italia e quindi le firme italiane hanno ancora un peso a livello internazionale?

L’Italia ed i suoi brand istituzionali, conosciuti in tutto il mondo, sono tutt’oggi il viatico commerciale principale per il Made in Italy; il loro peso specifico risulta essere ancora determinante nelle dinamiche del fashion system.

Brand come ad esempio Gucci e Dolce & Gabbana, oltre che essere dei capisaldi del sistema moda, si stanno rivelando dei favolosi apripista per realtà emergenti capaci di proporsi in maniera innovativa senza tradire le tradizioni del vero Made in Italy.

La moda oggi può ancora definirsi driver di tendenze come è accaduto nel passato?

La moda oggi non può essere ridotta ad un unico canale conduttore; la moda oggi è un insieme di monadi interpretative che, pur mantenendo la loro indipendenza culturale, riescono naturalmente ad intersecarsi realizzando un quadro ben definito della società moderna.

Si vede qualcosa di davvero originale o è tutto mix and match e richiamo al passato?

Anche qui il concetto di originalità andrebbe ben valutato: ritengo che a volte  possa ritenersi originale una rivisitazione del passato piuttosto che un mix match forzato. La moda dovrebbe sfuggire a determinate logiche per definirsi tale; si crea una tendenza quando si riesce a carpire un’ esigenza e trasformarla in prodotto. La moda deve essere fruibile, deve essere comprensibile ed attuale.

C’è ancora spazio per la creatività o tutto è dominato da logiche di business come per i grandi brand guidati da holding internazionali?

E’ sotto gli occhi di tutti che anche i grandi brand hanno dovuto rivedere le loro strategie commerciali, viste le continue variazioni delle dinamiche sociali. La moda continua ad essere creatività anche in un contesto di logiche economiche che, a torto o ragione, la fanno da padrone.

La moda esiste in quanto creatività, il profitto ne è una conseguenza. I progetti vincenti sono quelli che continuano a porre la creatività al centro: essere creativi oggi significa essere in grado di suscitare un’ emozione che resti a lungo nella mente del fruitore finale. Nell’ immensa proposta di mercato emerge solo chi lascia il segno.

C’è ancora spazio per l’haute couture o il pret a porter spadroneggerà fino a diventare l’unica possibile di scelta?

L’Haute Couture resterà sempre l’ essenza della moda dal punto di vista storico e dell’ immaginario collettivo. Le case di moda che si possono fregiare di questa classificazione manterranno nel tempo quell’ allure unica che trascende da qualsiasi valutazione economica.

Dal punto di vista commerciale l’ Haute Couture si rivolge ad un segmento di mercato veramente di nicchia ( i fruitori sono veramente pochissimi ) ma ciò non toglie che la sua presenza faccia da volano e da gran sostegno a tutto il sistema moda.

Per quanto concerne il Prét à Porter, bisogna ammettere che ormai si è standardizzato su livelli molto alti: le Collezioni PaP sono l’ossatura economica del sistema moda: una proposta qualitativamente mediamente alta, che si rivolge ad un pubblico molto vasto ed attento alle tendenze, fa si che trovino spazio brand consolidati come realtà di nicchia dal piglio molto interessante.

E l’artigianalità?

L’artigianalità sta tornando ad essere un elemento determinante nella valorizzazione del prodotto finale. Quella che prima poteva essere una peculiarità delle piccole maison è divenuta un’esigenza anche per i grandi brand che hanno compreso, forse anche con un po’ di ritardo, il desiderio da parte del consumatore finale di poter acquistare prodotti non solo brandizzati ma anche, e soprattutto, di alta qualità.

Cosa è il lusso oggi?

Il lusso oggi è potersi permette qualcosa che ci faccia sentire bene con noi stessi. La moda non è altro che espressione della propria personalità; riuscire a conciliare l’essenza di ciascuno con la propri disponibilità economica, ottenendo un risultato armonioso, è lusso.

Come ritagliarsi un proprio spazio? Quale è il fattore di diversificazione e unicità per essere conosciuti e riconosciuti?

Occorre essere PROPOSITIVI e non impositivi. Vediamo costantemente una frustrante omologazione di proposte nella moda che fa si che si perdano quelli che sono i tratti distintivi di un brand. Dal punto di vista manageriale occorre capire che i fatturati passano dalla capacità di proporre, bisogna credere nel proprio DNA. Il consumatore ricorda chi ha un’identità forte e ben determinata.

Cosa offre di unico il suo brand?

La mission di Giovanna Nicolai è proprio quella di proporre una identità ben definita. La nostra più grande soddisfazione è quando i nostri capi vengono immediatamente riconosciuti: questo significa aver creato un filo conduttore con i nostri interlocutori che hanno ben compreso il nostro messaggio.

Quale è il principio cui si ispira?

Il nostro principio è MAI PROPORRE COLLEZIONI CHE ABBIANO LA PRETESA DI PIACERE A TUTTI; a noi interessa far conoscere la nostra storia, le nostre emozioni ed i nostri valori attraverso le Collezioni. Ci piace sorprendere, mai uguali a noi stessi seppur senza tradire il nostro DNA.

Quale è il suo target?

Il nostro non è un target che si riduce al discorso dell’ età; abbiamo compreso con il tempo che il nostro target è quello che si identifica nelle nostre proposte: una donna dalla forte personalità, che non ha paura di osare e che consideri la moda non una formalità, ma un modo di esprimersi quotidianamente.

Cosa vogliono i consumatori oggi?

I consumatori oggi vogliono essere costantemente stimolati sia dal punto di vista del prodotto che della comunicazione; oggi non è contemplabile un prodotto senza comunicazione. Vogliono esclusività e ricercatezza. Si sta tornando fortunatamente ad una cultura dei consumi

Aneddoti da raccontare?

Ce ne sarebbero a migliaia, sia di piacevoli che meno. Il mondo della moda è un mondo molto difficile, arrogante e presuntuoso che molto spesso fagocita e distrugge i sogni di tanti giovani. Noi amiamo definirci OPERAI DELLA MODA, siamo fortunati a svolgere un lavoro che amiamo; mi piace ripetere che la MODA è il mestiere più importante tra quelli meno importanti.

E per il futuro? Dove sarà il suo brand?

Non voglio fare previsioni su quello che potrà essere il futuro di Giovanna Nicolai: lavoriamo quotidianamente con l’aspirazione  di portare avanti e far crescere un progetto che ci entusiasma e dà soddisfazioni. La più grande ambizione è quella di trasferire alle future generazioni questa eredità con l’auspicio che possa mantenere sempre i valori e le professionalità della tipica azienda italiana di famiglia

Consiglio per i giovani che vogliono intraprendere la sua professione?

Nonostante i miei 36 anni mi ritengo ancora parte di questa categoria. L’unico consiglio che mi sento di dare, figlio della mia esperienza, è quello di avere sempre la predisposizione ad apprendere con la massima umiltà e capacità di ascolto. Siate capaci di calarvi in tutte le esperienze che vi capiteranno, saranno il capitale più prezioso per la vostra carriera

 

 

 

 

 

 

Scrivi un commento

il tuo indirizzo email non verrà reso pubblico. I campi obbligatori sono contrassegnati *