Galateo: solo regole o anche buon senso?

Parlare di galateo oggi non è mai facile.

Tra velocisti del tasto e amanti del “tu” a tutti i costi, sembra che le regole basilari di educazione e cortesia siano passate di moda come i tasti dei vecchi cellulari.

Nell’era del touch e della condivisione facile sono successe due cose: sembra tutto dovuto, perché se non condiviso non esiste, con una conseguente perdita della privacy; l’io è diventato l’unico nostro parametro: parliamo di noi, condividiamo selfie e non ci interessa il parere degli altri se non per avere i nostri 5 minuti di celebrità avendo attirato la loro attenzione.

Una buona riflessione sul galateo di oggi la offre Elda Lanza nel suo ultimo libro “Il tovagliolo va a sinistra“.

Sfogliando questo libro mi sono ritrovata nelle parole dell’autrice che mi hanno riportato al mio lavoro di consulente di immagine per  manager di multinazionali straniere che spesso mi contattano per conoscere le regole del nostro galateo, ma anche consuetudini del nostro tessuto culturale.

Se in ambito sociale il galateo segue delle regole che sono figlie innanzitutto di una buona educazione, in ambito professionale bisogna essere ancora più attenti.

In affari ci giochiamo tutto già dalla prima impressione, basti pensare che a livello neurologico bastano quindici secondi per farci un’idea di una persona e ci vuole molto più tempo per cambiare l’idea che ci siamo fatti.

Lavorare sul primo approccio diventa quindi strategico soprattutto se vogliamo dare di noi un’immagine autentica e non falsata, se vogliamo che il nostro stile rappresenti davvero la nostra personalità.

Un abito impeccabile, la cura di un dettaglio come un paio di gemelli ai polsini della camicia, la cura della propria igiene perdonali sono fattori determinanti per comunicare. In questo modo stiamo dicendo che per noi quella riunione di lavoro è importante, che abbiamo dedicato del tempo alla preparazione dell’incontro e non vogliamo tradire le aspettative.

Per alcune culture anche la scelta di alcuni capi è indice di rispetto e stima del nostro interlocutore.

Se siete in procinto di affrontare un meeting con manager cinesi per siglare un accordo commerciale apprezzeranno sicuramente se indosserete una cravatta rossa, per loro un colore che porta fortuna.

Gli inglesi noterebbero invece la scelta di indossare le loro tipiche scarpe Oxford stringate, magari acquistate direttamente in un dei loro negozi storici come Barker.

Ma l’abito non fa il monaco e anche il manager più elegante può mascherare una persona maleducata che può tradire la propria natura con una parola di troppo.

Se prima la consulenza che offrivo al mondo aziendale verteva molto sulla cura dell’immagine e forniva indicazioni sul galateo da adottare in situazioni ufficiali (cene di gala, riunioni aziendali, etc) oggi c’è da curare molto anche la il linguaggio e la coerenza tra aspetto esteriore e ruolo professionale perché l’era degli smartphone e dei social media ha profondamente minato alcune regole base di ogni buon cerimoniale.

Oggi, sulla spinta del web, la comunicazione tende a essere molto diretta: siamo nell’era del tu, perché ci sembra smart, ma attenzione non per tutti è così, non per alcune culture, non per alcune élite, non per alcune business community.

È vero, il tu è moderno, ma bisogna sapere esattamente quando utilizzarlo, quando osare un tono più colloquiale.

Se sappiamo di essere portati a essere diretti, ricordiamoci sempre, quando ci presentiamo, di chiedere il permesso di dare del tu.

Questo apparente gesto di riguardo comunicherà molto di voi: che avete rispetto per l’altro e che, al tempo stesso, avete voglia di accorciare le distanze, stabilendo un rapporto più empatico. Probabilmente chi avete di fronte non dirà di no per non sembrare scortese, ma in fondo non gradisce questa maggiore intimità. Bisogna sempre entrare nella vita degli altri in punta di piedi, attenti a non invadere il loro spazio.

L’ultimo baluardo del galateo moderno è costituito sicuramente dall’uso e abuso dello smartphone.

Chi sta sempre con il cellulare in mano comunica messaggi ben precisi: non è interessato agli stimoli esterni, non ha altro di meglio da fare, è egocentrico.

Insomma, impugnare lo smartphone e controllare le notifiche ogni dieci secondi non è educato e professionale.

Esistono delle eccezioni, delle urgenze, ma allora vanno subito palesate chiedendo scusa se si darà fastidio o ci si estranierà per qualche minuto.

Se, invece, non si attende nessuna notizia di vitale importanza meglio spegnerlo e concentrarsi sul nostro incontro di lavoro.

Ammettiamolo, il beep dei cellulari altrui dà fastidio quindi perché fare la stessa cosa?

Mettere in modalità vibrazione è anche peggio perché sul più bello della riunione sembra che un essere alieno si sia impossessato del vostro smartphone che inizia a camminare sul tavolo.

I nostri tempi veloci portano necessariamente ad altrettanta velocità nell’adattamento del galateo alle nuove modalità di interazione l’importante è non dimenticare mai a casa buon senso e educazione e ciò vale nella vita reale come sul web.

Non si deve pensare ad esempio che nascondersi dietro alla schermo di un computer ci dia il permesso di andare a ruota libera e poter dire qualsiasi cosa, senza freni, senza regole, senza il rispetto del mondo che ci legge là fuori.

Così come non si deve pensare che il web sia un mondo parallelo rispetto al nostro pianeta terra, un mondo dove essere altro da sè.

Il web è un’estensione di noi e qualcosa di altrettanto reale e quindi dobbiamo essere anche in questa piazza virtuale delle persone vere, autentiche, trasparenti. Non dei fake o dei maleducati, forti dell’anonimato o semplicemente della ‘protezione’ che offre la distanza tra noi e il nostro lettore.

Galateo ed educazione sono il giusto equilibrio di logica ed empatia.

Le regole del bon ton, infatti, possono essere riconducibili a processi logici come ad esempio la posizione delle posate a tavola: la forchetta è alla sinistra del piatto perché va utilizzata con la sinistra. L’educazione invece è quell’insieme di gesti che nascono se proviamo a essere empatici: saluto e sorrido a una persona, perché sono realmente interessato a saperne di più.

Le fondamenta su cui formare il proprio galateo è innanzitutto essere sè stessi e a proprio agio nello spazio che ci circonda, nel rispetto dello spazio altrui.

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