Elogio dell’imperfezione

Le nostre dissonanze sono la vera unicità!

L’ho sempre sostenuto e oggi sulla scia della tanto dibattuta scelta di Gucci di di eleggere a modella Armine Harutyunyan ne sono ancora più convinta.

Credete davvero che questa sia una notizia di cui vale tanto parlare se non come gossip?
Ma soprattutto siete convinti che questa sia una novità?
Non entro nel merito del tema body shaming, non voglio cavalcare l’onda mediatica, né avvilupparmi sui concetti di bellezza e bruttezza rischiando di cadere nella definizioni di labili etichette.
Semplicemente voglio riportare l’attenzione alla storia, ai fatti che hanno determinato nel corso dei secoli il continuo mutamento dei canoni di bellezza assecondando l’evoluzione dell’essere umano e del suo senso estetico.
Da sempre, da quando esiste l’uomo, il bene e il male, il bello e il brutto vivono momenti alterni di gloria.
E senza arrivare al modello rinascimentale del ritratto di Laura Battiferri del Bronzino, certamente molto somigliante alla modella armena, vi invito a voltare lo sguardo ad anni più recenti.
Prima di Gucci, una certa signora Diana Vreeland, direttrice di Vogue America e talent scout, alla fine degli anni ’60 scelse come modelle giovani donne che non corrispondevano certamente all’idea di ‘bello’ se per bello intendiamo ‘perfetto’.
Dopo la golden age degli anni ’50, dove le forme, le misure e i tratti del viso dovevano assolutamente rispecchiare l’ideale di bellezza perfetta, negli anni ’60 inizia a serpeggiare negli animi una nuova consapevolezza che inevitabilmente impatta su stili di vita, approccio culturale, canoni estetici.
E così proprio la Vreeland scelse Barbra Streisand per la copertina di Vogue e volle che fosse fotografata proprio di profilo perchè si vedesse il suo naso.
Ma insieme alla Streisand sono tante le modelle dell’epoca che hanno prestato il volto per servizi editoriali memorabili e poi sono diventate anche famose attrici.
Tra queste Angelica Huston (nella foto a destra), Cher, Lauren Hutton, Marisa Berenson, ma la lista è ancora lunga. E poi ci sono le italiane Mina o Benedetta Barzini che in quanto a naso non scherzano mica, ma le pagine di giornale a loro dedicate si sprecano…
Elogio dell’imperfezione dunque, per cogliere un nuovo spirito della società, non più orientata al concetto di standardizzazione bensì alla valorizzazione dell’individualità.
La storia semplicemente si ripete, arricchita dei nuovi stimoli dell’attuale momento storico.
Tutto qui.
Nulla di nuovo.
Alessandro Michele non è un genio nel senso stretto del termine, ma come diceva D’annunzio “è geniale chi copia, non chi imita!
Gucci ha nel suo DNA il pregio di cogliere lo spirito del tempo e portarlo in passerella, proprio come fece la Vreeland.
Entrambi affermano con lungimiranza e determinazione che spesso è proprio l’imperfezione a renderci UNICI e SPECIALI.
Pensate all’attrice Rossi de Palma o a Ahn Duang…
Bellezza = carisma, personalità, stile!!!
E quando accade in una società che il bello diventa altro dalla perfezione, la storia insegna che stiamo vivendo in un mondo più attento all’individuo, più orientato al singolo che al gruppo, un mondo che sta profondamente cambiando.
In fondo quello che sta accadendo e che si manifesta anche attraverso forme si espressione come la moda, lo spettacolo è un superamento del concetto di omogeneizzazione, massificazione, globalizzazione che appiattisce anzichè far emergere le diversità e le eccellenze.
Invece di fomentare la polemica si dovrebbe cogliere questi spunti per riflettere sul momento topico che stiamo vivendo!
Quello di cui siamo davvero carenti oggi è proprio il guardarsi dentro, il prendersi il tempo per capire il senso della vita in sé e poi contestualizzata nel periodo.
Buttiamo fuori tutto, parole, immagini, aggressività, ma spesso senza senso.

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