Dario Quintavalle, il cappellaio magico di Rub&Dub

Dario Quintavalle è chiamato il Cappellaio Magico dai chi bazzica l’ambiente della moda.

Mi piace questa definizione. Evoca immagini legate al mondo delle favole, degli incantesimi, della bellezza, dei lieto fine.

E lui mago lo è davvero, almeno quando con le sue portentose mani dà vita in pochissimo tempo a delle creazioni splendide, i suoi cappelli appunto.

Come in tutte le favole anche Dario ha avuto una ‘fata’ madrina, sua madre, sarta con spiccate qualità stilistiche, che fin da piccolo gli ha fatto respirare e vivere atmosfere legate all’arte, alla creatività; un ambiente ricco di colore ed ispirazione.

Oggi Dario Quintavalle ha un suo brand, Rub & Dub, ma è dal 1985 che realizza cappelli per le più grandi firme della moda che sfilano sulle passerelle internazionali. Dal 2000 al 2008 in particolare è stato la mente creativa delle collezioni haute couture di Borsalino.

La sua attività è basata a Londra, ma spesso viene a trovarci in Italia per proporre laboratori volti a trasferire, tramandare direi, alle nuove generazioni l’arte del modista di cappelli e fascinator.

Partendo dalle forme di legno, in questi corsi Quintavalle dimostra come dare forma al feltro e quali sono i diversi metodi di finitura. Il materiale privilegiato per realizzare cappelli è il feltro, ma in questi corsi viene usata anche la paglia, i velluti tutti i tessuti che si possono scolpire per creare un oggetto tridimensionale che corrisponda all’architettura desiderata.

Di grande ispirazione vintage invece l’arte del “fascinator”, piccole acconciature-sculture da mettere in testa che vengono realizzate utilizzando cerchietti, feltro della qualità più preziosa, velette, piume, pietre.

Dario è davvero avvolto da un alone di magia e mistero perché si resta incatanti nel vedere la manualità, l’invetiva che c’è dientro a ognuno dei suo i cappelli. Qui siamo nella forma più pura di artigianalità Made in Italy, quella che difficilmente si insegna nelle scuole perché strettamente legata al contesto culturale e storico di un Paese.

Dario però è andato via dall’Italia e allora gli ho chiesto perché e cosa pensa del sistema moda Italia e in generale del mondo fashion

Le firme italiane sono ancora le più conosciute e per certi versi oggetto di culto, ma la moda oggi è più che altro una risposta a spinte che commerciali delle grandi holding e quindi i modelli, le tendenze vengono spesso create a tavolino, non sono frutto della creatività di uno stilista. Questo porta a vedere in passerella piùo meno sempre le stesse cose, solo ogni tanto si palesa una vera tendeza, di quelle che rompono gli schemi e creano una nuova ‘moda’.

Si può parlare ancora di creatività quindi o tutto è dominato da logiche di business?

I creativi i piccoli artigiani ci sono ancora, ma la legge della sopravvivenza è durissima.  In molti ci provano a emergere e ogni tanto qualcuno riesce anche ad affermarsi  ad alti livelli, ma molto meno che in passato.

C’è ancora spazio per per l’haute couture o il pret a porter spadroneggerà fino a diventare l’unica possibile di scelta?

L’ Haute Couture, quella delle grandi firme, ha sicuramente  un seguito,  ma è davvero così interessante?   A parte qualche bella foto,  suscita delle emozioni?  Si può trovare  un modo di vestirsi con grazia e personalità, senza troppe etichette attaccate. Ci sono botteghe di artigiani artisti dove è possibile avere  un rapporto diretto con chi ha fatto il vestito o l’accessorio, questa è una cosa che cambia il valore dell’oggetto.

L’artigianalità?

Ricevi un sacco di complimenti, tante belle parole, susciti curiosità e interesse come fossi un essere in via di estinzione 🙂

E’ successo così, ad esempio, a un evento a Roma dove eravamo in 5 artigiani a presentare tecniche antiche; abbiamo riscosso lo stesso successo di chi presentava robot droni e oggetti tecnologici.  Come artigiano e artista sono interessato a sostenere  altri come me, che fanno una sorta di Haute Couture alternativa,  autoprodotta , artistica, con sapienza artigiana. La crisi di questi ultimi due anni ha fatto si che la classe media sia sempre più restia a spendere. Le manifestazioni di valore sono sempre più rare quindi raggiungere appassionati o ricchi committenti, non è semplice.

Quale è il fattore di diversificazione e unicità per essere conosciuti e riconosciuti? Rub&Dub cosa offre di unico?

Da sempre faccio una sintesi fra modisteria e fashion . La modisteria se presa alla lettera come in certe scuole prestigiose, mi riferisco a certi college inglesi, può essere un mero esercizio di forma e tecniche di rifinitura,  che annoiano solo a pensarci. Partire dal fashion invece significa creare prima l’immagine e il prodotto e poi procedere con l’esecuzione.  Per me un bel cappello,  è quello che oltre a piacerti, si adatta alla persona, e comunica qualcosa di particolare.

Quale è il principio cui ti ispiri?

Il cappello nasconde e rivela.  Chi sceglie un cappello per esprimere il suo stato d’animo per questo quando un cliente richiede un cappello su misura bisogna darsi il tempo di creare, bisogna saper aspettare…e poi arriva il guizzo creativo all’improvviso, la risposta alla sua esigenza, le soluzioni inaspettate sono le più belle.

Cosa vogliono le donne oggi?  

Vale per tutte,  essere accettate.

Quale è la donna di Rub&Dub?

Penso alla cantate di Hot Sardinas

E per il futuro? Dove sarà Rub&Dub?

Mi  piace l’idea di organizzare un evento, che richiami modisti e clienti da tutto il mondo,  dove i vari stili di cappello possano essere apprezzati.

Consiglio per i giovani che vogliono intraprendere la sua professione?

Credere nella propria personalità, essere ricettivi. Non pensare che una cosa se non la fai ora poi non la farai, le cose arrivano lo stesso.

Scrivi un commento

il tuo indirizzo email non verrà reso pubblico. I campi obbligatori sono contrassegnati *