Alla scoperta degli ‘orrori fashion’

Ho letto di recente un piccolo libello, Fashion Horrow Show, dedicato alle brutture che spesso si vedono sfilare in passerella, spacciate come il trend del momento, o che vengono proposte da personaggi pubblici e ahimè replicati dalle donne comuni, in ottica must to have, non sempre con risultati appaganti.

Un esempio su tutti, fresco fresco di cronaca, è la passerella della Mostra del Cinema di Venezia dove in molte hanno osato con abiti che lasciavano poco all’immaginazione e grande spazio al cattivo gusto, almeno a mio parere.

Credo che tutti abbiamo visto girare sul web la foto della coppia Giulia Salemi, attrice, e Dayane Mello, modella, entrambe con vestiti super colorati me soprattutto super sexy, decisamente troppo audaci per il contesto. Sono certa che in molti/e avranno criticato questa scelta, ma sono altrettanto certa che una buona fetta di pubblico femminile abbia desiderato avere quei corpi per poter indossare quel modello di abito e magari sognare di indossarlo alla prima occasione di festa…

E veniamo così al contenuto di Fashion Horrow Show.

Le due autrici, Giulia e Maurizia Pennaroli, fanno una giusta considerazione sul concetto di stile che è innanzitutto una propensione individuale e una manifestazione della propria personalità: ciò che per me è orrendo per qualcun altro è magnifico.
Ecco allora una prima classificazione tra donne fuoriclasse, quelle perfette qualsiasi cosa si mettano addosso, le donne di stile, consapevoli che la scelta dell’abito è una forma di comunicazione, le trendy, vere e proprie segugi della moda.

Le sorelle Pennaroli si spingono oltre e fanno un’ulteriore profilazione, ancora più dettagliata, che va a definire le specifiche tipologie di interpretazione dello stile o del NON stile.

Sono tante, ve ne riporto qualcuna. In cima alla lista abbiamo la fashion victim che se davvero convinta può addirittura diventa una fashionista, quindi un’icona a cui molte possono ispirarsi.  Va da sé che questa categoria vive cavalcando l’onda modaiola del momento e si veste come se fosse sempre a caccia di fotografi.

Abbiamo poi la anti-moda, ovvero la donna che prende proprio le distanze dalla moda e la cui massima espressione di stile è acquistare i propri capi magari presso un negozio equo solidale; il suo abbigliamento insomma esprime più che altro una sua più profonda filosofia di vita.

Si prosegue con la (sedicente) minimal e la parentesi porta con sé una considerazione più attenta. Un stile minimal infatti non è sinonimo di funzionalità, praticità. Realizzare un outfit essenziale può risultare infatti più difficile di quanto si pensi; è il risultato finale a risultare pulito, ma non è affatto semplice, anzi è molto sofisticato.

Proseguiamo con la ragazzina vestita da signora o la signora vestita da ragazzina. E qui si commentano da sole.

La camaleonte è la tipologia di donna che segue in modo quasi ossessivo la regola del dress code e per ogni occasione ‘cambia pelle’ a seconda del contesto. Non ha quindi un suo stile personale, ma ne assume uno sempre nuovo a seconda appunto dell’occasione fino ad arrivare ad eccessi come capelli colorati e tatuaggi se ciò l’aiuta a calarsi completamente nel ruolo che è chiamata a interpretare.

C’è poi la succube, la vittima prediletta delle commesse che potrebbero venderle qualsiasi cosa perché lei pende dalle loro labbra; la nobildonna di campagna che calata completamente nella sua realtà tende a vestire in modo country o un po’ agée ma sempre con un accessorio prezioso (e costoso come un fouldar di Hermés) che sottolinea il suo desiderio di eleganza nonostante l’ambiente bucolico.

Le bohémienne, donne che hanno interpretato alla lettera il mood degli anni ’70 e ancora oggi portano orgogliosamente in giro occhiali giganti, orecchini vistosi, abiti a fiori, capelli Chiudiamo la carrellata con le lunghi con trecce. Che sono rimaste insomma delle eterne Brigitte Bardot nonostante i capelli grigi.

Chiudiamo con le mini-me, mamme che vestono esattamente come le propri figlie e permettetemi una considerazione personale, trovo che questa sia la categoria peggiore!

Il bello di questo libro è che per ogni tipologia di donna descritta è riportato un mini-test che vi aiuta a capire a quale appartenete o può succedere, come a me, di non rientrare in nessuna di queste e allora vi chiedete che donna sono io?

Non saprei davvero definire il mio stile, se non sobrio ma sempre originale grazie all’utilizzo dei colori o degli accessori. La moda la seguo, ma poi la personalizzo in linea con mio stile e attitudini. Solo così posso sentirmi a mio agio in ogni situazione. Come dico sempre la moda deve essere maneggiata con attenzione, perché ha delle controindicazioni, come una medicina…può fare molto bene e valorizzare la tua immagine o molto molto male, rischiando si rendersi ridicoli, fuori luogo e fuori tempo.

Nel libro ad esempio vengono elencati i capi di abbigliamento che rappresentano tutto l’opposto del concetto di stile. Parliamo dei gambaletti, delle magliette che lasciano scoperto l’ombelico, delle gonne a pantalone, degli shorts, dei legging, gli stivali tex, la calza color carne, il pizzo, la lingerie ingrigita, le scarpe col tacco 12 o gli infradito.

Chiariamoci, di per sé questi capi non sono ‘sbagliati’. Errato è l’utilizzo che ne viene fatto.

Se in estate siamo in città lo shorts esagerato risulta comunque di cattivo gusto anche su una bella ragazza. Né è piacevole alla vista vedere persone andare in giro con gli stivali tex o viceversa con le Havaianas.

Il legging è un indumento pratico ma non se ne può abusare indossandolo anche quando si ha una taglia 58 e sempre se si è una taglia molto forte forse il tacco 12 andrebbe riconsiderato, anche per questioni di postura.

Il punto che vogliono sottolineare le autrici è: nessuno vuole negare la libertà di esprimersi e di manifestare la propria femminilità. Ma sicuramente la via non è farlo a tutti i costi. Bisogna trovare un proprio stile che aiuti a valorizzare la forma fisica e la personalità, sempre perseguendo l’idea di eleganza.

C’è un capo che non è stato menzionato e che a mio parere è un altro ‘orrore fashion’ lanciato negli anni ’80 e oggi riproposto da diverse case di moda: la maglia con la manica a pipistrello, scomoda da indossare e con effetto fagotto sotto i cappotti!

Fashion Horror Show – Edizioni Il Leone Verde – Prezzo al pubblico Euro 6,00

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